Vent’anni dalla morte di Carlo Ludovico Bragaglia. Non che mi diverta con gli anniversari. Specialmente se si tratta di ricorrenze di dipartite da questo mondo. Sta di fatto, però, che sia in uso, cogliere certe ricorrenze per ricordare e celebrare chi se lo è meritato e anche per mettere a segno qualche punto nella gara di consapevolezza di alcuni valori e di certe potenzialità. Nella prima puntata de “La sfida culturale” ho voluto ricordare allo Zar, cioè al sindaco di Frosinone, che il prossimo anno non è solo quello delle elezioni europee ma anche quello in cui ricorre il trentennale della scomparsa del Maestro Daniele Paris e il cinquantennale della fondazione dell’Associazione Musicale Operaia Frusinate.

Oggi voglio ricordare che questo, il 2018, è l’anno in cui, quattro lustri fa, lasciò questo mondo un altro frusinate straordinario: il regista Carlo Ludovico Bragaglia. Una figura straordinaria che, insieme a quella dei suoi altrettanto straordinari fratelli, in primo luogo Anton Giulio (che invece ha anniversari “tondi”, è nato nel 1890 e morto nel 1960) ha dato origine, tra l’altro, a una vera e propria rivoluzione dell’immagine.

Come dovrebbe essere noto a tutti (ma non lo è più a nessuno o quasi) l’8 luglio del 1911 i Bragaglia spedirono dalla stazione ferroviaria di Frosinone una cartolina recante la fotodinamica “Salutando”. Lo fecero da quella stazione perché erano frusinati ed è alla loro città che hanno voluto intestare quel lascito. Il manifesto del “Fotodinamismo Futurista” fu lanciato l’anno successivo con un volume. Nessuno, tranne l’Associazione Fotografica Frosinone, dunque degli appassionati, ha celebrato a Frosinone il centenario di quella rivoluzione dell’immagine (non solo fotografica).

La città e l’intera provincia nel 2011 hanno ciccato una clamorosa occasione di visibilità e, siccome sempre ci si lagna dei luoghi comuni che vogliono questi territori arretrati e ignoranti, di riscatto. Dunque il ventennale della morte di Carlo Ludovico, che oltre a quei trascorsi è stato uno dei registi cinematografici italiani più prolifero (tra l’altro quello di alcuni tra i titoli più famosi di Totò) è un’altra occasione che si sta per perdere. Per esempio per ricominciare a pensare la Ciociaria come terra del Cinema e “sfruttare” la circostanza che vuole questa terra come nativa di una messe impressionante di protagonisti di primissimo piano della settima arte. Per fissare questo concetto e sperare che prima della fine del 2018 si faccia qualcosa per il frusinate eccellente Carlo Ludovico vi aggiungo un servizio televisivo sulla sua morte (di un’emittente romana, Tele Regione). Qui (curiosità) si vedono a un certo punto il professor Biagio Cacciola con dei capelli incredibili e lo storico del cinema Massimo Cardillo.