La settimana appena trascorsa è stata importante per alcuni avvenimenti che hanno fatto parlare della provincia di Frosinone, in ambiti assolutamente diversi, a livello nazionale. Entrambe, curiosamente, sono collegate tra loro dalla circolazione di inesattezze, anche clamorose, a loro corredo.

Il primo, e più importante, è la divulgazione della scoperta sui denti rinvenuti molti anni fa in una località di Anagni. Quei denti, secondo gli ultimi studi, sono compatibili con quelli degli uomini di Nehandertal. Insomma quel signore che passeggiava nella campagna anagnina poteva essere un uomo di Neanderthal, cioè un cugino dei nostri progenitori. Questa è la notizia, perché è ormai opinione diffusa tra gli studiosi che i Neanderthal e i Sapiens (cioè noi per esemplificare) sono stati coevi per un certo periodo di tempo ma un incrocio tra queste due specie di uomo non sarebbe stato possibile per delle questioni cromosomiche. Benissimo, grande scoperta, perché della presenza di questa “razza” di uomini dalle nostre parti non si sapeva. Quel che non funziona e crea confusione, è l’informazione circolata secondo la quale l’uomo di Anagni avrebbe spodestato “Argil” cioè l’uomo scoperto a Ceprano da Italo Biddittu come il ciociaro più antico conosciuto. Orbene Argil, che in un primo momento (la scopera è del 1994) era stato indicato come l’europeo più antico mai rinvenuto (tra i 700 e i 900.000 anni fa) è stato di molto ringiovanito dagli studi successivi ma non così tanto da risultare più “giovane” dell’uomo di Anagni. L’età di Argil è fissata attualmente intorno ai 400.000 anni, dunque è più antico di tutti gli uomini di Neanderthal fino ad ora conosciuti, compreso quello che passeggiava in quella che sarebbe diventata la Città dei Papi. Forse la confusione è stata generata dalla presenza, dalle parti di Pofi dunque vicino a Ceprano, di un altro nostro progenitore noto, appunto, come l’Uomo di Pofi. Questo nonnetto è certamente più giovane di Argil di parecchio. Ciò è comunque sempre suscettibile di mutamenti, perché man mano che progredisce la ricerca muta il quadro evolutivo dell’uomo.

L’altra vicenda, molto meno importante ma di grande rilevanza per la nostra attualità, è quella legata al rinnovo dei fondi per la mobilità in deroga che interessa a un migliaio di ciociari rimasti senza lavoro dei giorni nostri. La notizia, che abbiamo appreso e diffuso praticamente in diretta, è che a presentare un’interrogazione su questo problema in Senato, al Ministro Di Maio, è stata un’esponente di LeU, la senatrice De Patris e non un parlamentare della Lega, del Movimento 5 Stelle o di Fratelli d’Italia. Questo perché quei parlamentari, eletti in provincia di Frosinone, avevano preso l’impegno con gli ex lavoratori di occuparsene non più tardi di una settimana prima. Orbene un senatore della Lega, Gianfranco Rufa, secondo quanto riportato da organi di stampa locali, avrebbe bollato come incostituzionale l’interrogazione della De Patris e, inoltre, che la competenza di finanziare o meno la mobilità in deroga sia della Regione. Ciò è preoccupante se non addirittura inquietante perché (prescindendo dal fatto che non si vede come un’interrogazione possa essere incostituzionale) notoriamente è solo il livello nazionale, che può agire sull’individuazione di risorse per finanziare uno strumento straordinario come la mobilità in deroga per Aree di crisi complessa.

C’è un sottile filo di bufala, dunque, che unisce le informazioni sui denti degli antenati e i guai dei senza lavoro ciociari.