Nemmeno Luciano Fontana, l’autore del profetico “Un paese senza leader” aveva previsto, all’indomani del 4 marzo, che potesse nascere un governo composto da Lega e Movimento 5 Stelle. Neanche lui, che aveva bollato la campagna elettorale dei sovranisti della Lega rinnovata e i populisti di Luigi Di Maio come piena zeppa di promesse irrealizzabili, avrebbe mai pensato che quelle trovate oggi stanno provando davvero a metterle in pratica, anche se mezzo mondo dice che sarà un disastro senza precedenti, nel caso. Di questo e di tanto altro abbiamo sentito dalle parole dello stesso direttore del Corrierone nello splendido salone dell’Istituto Alberghiero di Fiuggi per merito del periodico della città idroponica, il “Fiuggi”, appunto. Il tutto davanti a un paio di centinaia di persone comprese le massime autorità del territorio provinciale. Nella foto che mostriamo la compagnia è di livello altissimo. Accanto al frusinate Fontana, direttore del più importante quotidiano italiano, ci sono nientepopodimeno che l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Gianfranco Battisti nelle vesti di padrone di casa e il vice presidente di Confindustria, Maurizio Stirpe. Tutti rigorosamente ciociari. Una piccola Bildeberg ciociara, se volessero (e senza offesa). L’occasione era la presentazione del fortunato libro di Fontana del quale avevo avuto un assaggio dei contenuti direttamente dalla sua voce già nel febbraio scorso, per averlo intervistato per il mensile ‘O Magazine. In quell’occasione avevamo avuto modo di ricordare come proprio lui, l’attuale direttore del Corriere della Sera, era stato il responsabile dei miei primordi nella professione e di come quei tempi, una trentina d’anni fa, sembrassero per la politica ma anche per il nostro mestiere assai di più. Ciò nel male ma anche nel bene, se è vero com’è vero che allora mai avremmo potuto immaginare che tra i principali decisori delle sorti del paese ci fosse una tale messe di professionalità di matrice locale, della nostra matrice locale. E se i tempi, come descrive perfettamente nella sua fatica letteraria Luciano Fontana, sono innegabilmente enigmatici, magmatici, liquidi, la circostanza fiuggina non può che infonderci speranza, benché solo in un barlume. Sarebbe un gran peccato, infatti, non credere e sperare in noi stessi: una volta tanto il preside del “Severi”, il liceo che entrambi frequentavamo, in uno dei suoi tanti moniti ci azzeccò, sebbene per una casualità retorica, quando si rivolgeva alla nostra generazione di ciociari come alla classe dirigente del futuro. Guardando dal fondo della sala Stirpe, Battisti e Fontana mi è tornato alla mente e, dopo tanti anni, non ho potuto che dargli ragione.