Il Bar Tucci ha festaggiato i suoi sessant’anni di vita. Il suo creatore, il sor Mario, non è più con noi da qualche tempo ma anche lui, come il suo bar, sarà in sempiterno uno dei personaggi protagonisti della vicenda frusinate. Ci sono luoghi che restano nella storia delle città.

Le mura del Bar Tucci potrebbero raccontare la storia vera della nostra città degli ultimi decenni. Quella vera, insisto, perché esse hanno custodito i dialoghi della politica, degli affari e degli amori di diverse generazioni. Per rendere l’idea a quei tavoli si sono costruiti o sfasciati i governi cittadini, decise le candidature per le elezioni di ogni ordine e grado, stabiliti gli equilibri più o meno trasversali per governare i poteri di tutti i livelli locali e, forse, qualcuno anche di più alto rango. Hanno sorseggiato stabilmente i caffè di Tucci (ma anche, spesso, gli alcolici) ben quindici sindaci: Domenico Ferrante, Armando Vona, Armando Riccardi, Dante Spaziani, Paolo Pesci, Miranda Certo, Dante Schietroma, Angelo Cristofari, Giuseppe Marsinano, Lucio Valle, Sandro Lunghi, Paolo Fanelli, Domenico Marzi, Michele Marini e Nicola Ottaviani (per ora). Hanno varcato quella soglia il divo Giulio Andreotti, i mitici Paris e De Libero, gli ineguagliabili fratelli Bragaglia, tanto per citarne qualcuno. Si sono incontrati da Tucci onorevoli, calciatori di tutte le serie, gli industriali dei tempi d’oro e quelli della crisi, alcuni venerabili e quello clamorosissimo: Licio Gelli. Soprattutto, e questo è quel che più conta, tanti e poi tanti frusinati per i quali Tucci è stato ed è il punto di ritrovo, quello dell’appuntamento, il riferimento. Personalmente, lieto di essere di quella enorme schiera, vi entrai da neonato, proseguii da bambino, adolescente, adulto e tutt’ora continuo ad arricchire il mio album dei ricordi in buona parte con Tucci sullo sfondo. Auguri a tutti i Tucci, ora che si affaccia la terza generazione, che hanno proseguito la strada di sor Mario e che la migliorano. Di giorno in giorno.