La faccenda era di quelle serie, che fanno tremare le colonne del Palazzo d’Inferno. Lo Zar Nicola aveva fatto finta di camminare avanti e indietro nervosamente e il Gran Ciambellano Mastrangeli era stato richiamato d’urgenza nell’Impero. Era appena andato a rilassarsi in un villone in località mondana segreta dove si teneva un torneo di selfie valido per il campionato mondiale fast-finger. Nonostante si sentisse profondamente contrariato fece subito ritorno.

Era successo che il Connestabile Fabio, il più alto in grado nella corte, colui che virtualmente può sostituire lo Zar (solo virtualmente, poiché è noto che lo Zar è insostituibile) aveva osato in giorno di Festa alzare il capo e contraddirlo. Lo aveva fatto proprio quando il sovrano si bagnava di popolo, per effetto dell’apertura di una delle sue opere più agognate: il Parco. Per di più l’atteggiamento insubordinato del Connestabile aveva, non si sa quanto involontariamente, sobillato i suoi detrattori: essi avevano preso a emanare dispacci densi d’accuse. Asserivano, i cospiratori del PD (Partito Deangelis, cioè quel furbone di Big Fox), che lo Zar dispendesse le finanze dell’Impero in opere megalomani anziché curarsi di riassettare gli edifici destinati ai meno abbienti, quali, ad esempio, le scuole per il volgo. In alcune di queste, pare, i tetti facessero acqua.

Mai e poi mai lo Zar, che da sempre aveva ispirato il suo regno a quello di Numa Pompilio (figura leggendaria considerata semidio e della quale ancora al tempo dell’Impero si vagheggiava l’inesistenza ma che da sempre era rimasta emblema di giustizia e rettitudine) avrebbe permesso che i fanciulli continuassero a patire la “guazza”. L’ordine al Gran Ciambellano di reperire in brevissimo il fabbisogno a sistemare i tetti giunse perentorio e, anzi, esso fu accompagnato da irriferibili esternazioni.

Ma il problema dell’insubordinazione era ben più grave e difficile da risolvere poiché era il segnale che la gazzarra nella Corte non era stata ancora sedata. Anzi, era la certezza che l’aspirazione del Connestabile a salire al trono (ben nota alle cronache dell’epoca) si stesse trasformando in smania e a tale indigeribile debolezza si dovesse mettere il mordacchio più che presto.

Anche di questo fu incaricato, in gran segreto, il Gran Ciambellano con la raccomandazione che il conto, ancorché salato, fosse presentato a freddo, quando alcuno potesse assimilarlo a una vendetta.