I dissapori tra i dirigenti della Lega provinciale, occorsi nei giorni scorsi (e assurti alle cronache) incentrati sulla presenza di un religioso tra gli iscritti alla chat interna del gruppo, afferiscono ai rapporti tra gli esponenti del partito. Trattasi di una questione interna e dunque di un problema loro che, tra l’altro, non mi sembra di importanza capitale. Ci sono però conseguenze più serie: non è andato giù al religioso in questione, cioè a padre Maurizio Raimondo, che sia stato messo in dubbio il suo “essere prete” e questo fatto, per quel che lo riguarda, è uno “strascico” che non può essere lasciato alle dinamiche dei rapporti tra esponenti politici. Per questo motivo padre Raimondo tiene molto a precisare il suo status. In una lettera, a firma dell’Arcivescovo Primate Mons. Ezio M. Scaglione della Chiesa Apostolica Vetero Cattolica, è ben spiegato: “Mons. Maurizio Raimondo – scrive l’Arcivescovo – è nostro Monsignore ed è attivamente impegnato nel sociale e nell’assistenza. Si muove con il Nostro Celebret e cioè quello della Chiesa Vetero Cattolica Fidelitas da noi regolarmente siglato e bollato e non appartiene ne’ alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana ne’ tanto meno alla Santa Chiesa Russa: chiunque sostenga tesi diverse da questa è in errore, certamente inconsapevole ma che meritava una paterna correzione in modo che verità trionfasse”.
Nessun dubbio, insomma, che Mons. Maurizio Raimondo sia un prete. Lo è della Chiesa Apostolica Vetero Cattolica che esiste dalla fine dell’Ottocento. Inoltre è personalità nota e stimata nel suo impegno nel sociale. A molti sfugge, infatti, che la Chiesa Cattolica e più in generale il Cristianesimo, non si esaurisce nella Chiesa di Roma, la più diffusa.