Il Frosinone riceve il Sassuolo e perde drammaticamente la partita. Drammaticamente perché, dice la vulgata scatenata sui social, il Leone sembra un gattino, non ha gioco, non ha le palle. Il pubblico del Frosinone, come tutti, vuole vincere ma soprattutto, realista e orgoglioso, vuole lottare. E quello che troppo spesso, dicono, non è successo in questo secondo campionato nella massima serie, è lottare con l’avversario anche se è evidentemente più forte. Un pubblico, sia chiarito una volta per tutte, che non è inferiore numericamente a quelli delle avversarie dirette. La media del pubblico casalingo del Frosinone in questo campionato è stata finora (secondo stadia postcards) di 13.206 persone. Superiore nettamente all’Empoli (10.411), al Chievo (12.734), al Sassuolo (12.799), sostanzialmente pari a quello della Spal (13.899). Vicino a quello di un capoluogo di regione, per non dire della nazione sarda come il Cagliari (15.177). Tra le provinciali solo l’Atalanta, che è un vero fenomeno, si attesta su posizioni di pubblico oggettivamente molto superiori (18.841) e Udinese (21.306). Si converrà che entrambe queste ultime hanno storia e blasone di altra categoria e Cagliari neanche a parlarne. Da scongiurare anche la reiterata lagna sul fatto che la provincia non segua abbastanza il Frosinone. Il capoluogo, infatti, ha circa 46.000 abitanti, Empoli 48.500, Sassuolo 41.000, Ferrara 132.000, Cagliari 153.000, Bergamo 120.000, Udine 99.000. Un discorso a parte va fatto per Chievo, che è un quartiere di Verona di circa 4500 abitanti. Un po’ come se esistesse una squadra che permane in serie A da un sacco di tempo e che si chiama Cavoni. Questo è un fenomeno forse unico nel mondo evoluto. Basta farsi due conti, insomma, per comprendere come il pubblico di Frosinone sia di tutto rispetto anche numericamente e regga certamente il confronto con le contendenti in serie A e non sia vero che la squadra non raccoglie il favore della provincia. Non esistono, dunque, motivazioni “genetiche” per cui il Frosinone non possa recitare un ruolo competitivo nella massima serie, stante il fatto che la sua società (grazie alla proprietà) è sana e non è povera. Fugati, dunque, i preconcetti che vorrebbero il Frosinone sempre recare il peccato originale del miracolo per essere assurta nell’Olimpo del calcio italiano, è evidente che fatte le debite riverenze a una proprietà che ha saputo renderla quel che è, il pubblico frusinate faccia bene a incazzarsi e a pretendere che se le cose non vanno si cambi qualcosa per farle andare meglio.