Si era ormai in piene festività natalizie e l’Impero era vestito a festa. Tutto sembrava come sospeso e lo Zar si trastullava per ammazzare il tempo in riunioni di Consiglio Imperiale nelle quali si dilettava a vedere i suoi oppositori tentare d’impensierirlo. Ora lo facevano con l’istituzione di un parco monumentale pieno di abusi edilizi, ora paventando minacce alle casse pubbliche con il problema di costruzioni cementizie nel suo Parco Matusa. L’avrebbe voluto tanto lo Zar Nicola d’essere impensierito da quegli oppositori perché almeno si sarebbe annoiato di meno. “Che diamine! –avrebbe sbottato nel suo ufficio al cospetto del Gran Ciambellano – non sono riusciti neanche a presentare una proposta di delibera che quei cerberi dei miei funzionari non smontassero in cinque minuti. Così non ci si diverte proprio, è diventata una noia mortale, cercami oppositori più attenti oppure la prossima volta scrivigliela tu una proposta di delibera come si deve, affinché io possa impegnarmi almeno un’oretta a smontarla”. E il Gran Ciambellano Mastrangeli, avvezzo ai capricci del Sovrano e molto abile nell’adottare dissimulazioni di salvaguardia del potere imperiale,  lo avrebbe rassicurato. “Certo che sì – avrebbe detto allo Zar – dopo le grandi feste farò in modo che miei emissari s’infiltrino tra gli oppositori e forniscano uno straccio di proposta di delibera che almeno sembri metterci in difficoltà”. Ovviamente non lo face mai e accampò fantastiche scuse, anche perché aveva un bel daffare con la Corte. Stando alle solite voci che echeggiavano nel Palazzo d’Inferno, infatti, la gazzarra non s’acquietava. Neanche l’aver disarcionato il Connestabile Tagliaferri – evento ampiamente anticipato da queste pagine (leggi qui) – con l’editto più corto di sempre, mise a tacere le contumelie. Per la cronaca l’editto, recentemente ritrovato, recitava così: “Chi meglio di Scaccia per scacciarlo?”. Tutti capirono immediatamente a cosa si riferisse e eseguirono. Naturalmente finsero che la richiesta di degradare l’ex Connestabile provenisse da esponenti del Gran Consiglio della Corona per non dare l’impressione ai sudditi che il loro Sovrano fosse spietato e s’intaccasse la sua immagine da tramandare ai posteri di condottiero magnanime e splendente. Ma le peripezie di quei giorni di fine anno non terminarono così. Una confraternita della Corte Imperiale aveva fatto proseliti e aveva travasato tra le sue fila dei cortigiani provenienti da altre confraternite. La cosa preoccupava vieppiù il Gran Ciambellano, sempre attento agli equilibri interni. Si era adombrato perché la confraternita facente capo al Generale Zicchieri ora era la più numerosa e potente. Inoltre lo stesso Generale aveva messo fine all’esilio che era stato comminato al Legato Locale Big Bean in seguito ad alcune sue intemperanze verbali. Tra i nuovi adepti del Generale, tra l’altro, c’era anche un fraterno amico dello Zar, il Legalissimo Giampiero Fabrizi. La cosa – a quanto raccontano le cronache dell’epoca – non tornava al Gran Ciambellano, massimo confidente dello Zar e per questo ben consapevole della sua astuzia: “Che succede? – si chiedeva – lo Zar ha infiltrato il Legalissimo nella Lega oppure questi ha scapocciato? Non fece in tempo a formulare questo pensiero che un’altra esponente della Confraternita Legata scapocciò da par suo, incattivita dalle nuove presenze a lei non gradite: la temibilissima Thaira Mangiafuoco. Immediatamente iniziarono a imperversare nuove voci, che la combattiva amazzone fosse attratta dalle sirene di un’altra confraternita al momento rappresentata a corte da un solo notabile (… continua)