Non ho mai scritto quest’anno di partite del Frosinone. Torno a farlo in un’occasione che reputo davvero speciale, mi spiego.

L’ultima volta che abbiamo incontrato in mezzo al campo il diavolaccio gli abbiamo propinato, a casa sua, una lezione di calcio. Due gol fantastici: dopo un minuto la rasoiata da venti metri nell’angolino sinistro di Paganini, poi il missile balistico di Kragl in quello destro. Poi un rigore per fallo di mano in area concesso per palla scagliata a 100 all’ora sul braccio di un nostro difensore da un metro di distanza che Balotelli s’è mangiato facendoselo parare da Bardi, poi il gol a “cavolo” di Bacca per una boiata dello stesso Bardi che ha accorciato le distanze, poi il 3 a 1 di Dionisi in seguito a una boiata difensiva dei rossoneri, poi il 3 a 2 dei rossoneri in rovesciata di Antonelli dopo venti secondi che era entrato e, quando il tempo stava per scadere, un altro rigore per il Milan per tiro a 100 all’ora dalla distanza di un metro sul braccio di un difensore giallazzurro e il pareggio. Era il maggio del 2016 e con quella vittoria, probabilmente, il Frosinone poteva salvarsi. Ne ero convinto allora e ne resto convinto oggi. Tutto questo per dire che vincere con il Milan non è una cosa dell’altro mondo ma è possibile. Era possibile nel tempio di San Siro allora ed è possibile a maggior ragione nel Benito Stirpe oggi. Allora come ora sono convinto che una vittoria contro il Milan può darci la salvezza, perché un’impresa del genere non solo ti fornisce un gran morale ma ti cambia il volto. Ti rende un’altra “cosa”. Quella “cosa” è una squadra che si è messa un’idea pazzesca in testa, che se ne frega di fare i conti ogni cinque minuti con la realtà e che comprende a un certo punto che ci si deve gettare dietro le spalle la logica e (senza confessarlo) concedersi un briciolo di follia. A maggior ragione quando il problema di essere messi in campo da uno che le partite le guarda ma non le vede è finalmente superato. Ai calciatori del Frosinone che non hanno vissuto la fase delle grandi imprese, quelle dalla C alla A in due stagioni, voglio dire che si trovano nel posto dove l’impossibile non esiste, che sono nel capoluogo della terra degli indomiti in sempiterna lotta contro i dominatori. Inoltre, dato che il calcio è lo sport più impreciso che esiste, dove si vince o si perde anche la posta più ambita per un episodio e spesso a discapito delle forze in campo, è lecito affidarsi anche al fato. Quindi sto diavolaccio bisogna affrontarlo con la massima concentrazione ma anche con una convinzione: deve perdere.

Aggiungo solo un’altra frase che, finora, ogni volta che l’ho scritta, ha portato bene. “Solo due parole: Forza Frosinone”