La partita contro l’Atalanta, che è finita con un bagno di sangue, non è un test valido per giudicare il percorso di rilancio del Frosinone. L’Atalanta è, in questo momento, una squadra fortissima, probabilmente la formazione che esprime il miglior calcio dopo la Juventus. Prendere cinque gol dall’Atalanta, dunque, non è uno scandalo per una squadra come il Frosinone che, non deve mai essere dimenticato, è tra le provinciali più forti d’Italia ma, evidentemente, non ancora all’altezza di affrontare agilmente un campionato difficilissimo. Perché sia chiaro quello che stiamo vivendo quest’anno non ha niente a che fare con la prima esperienza nella massima serie del Leone. Il livello è molto più alto. Detto ciò, senza indugiare nella cattiveria che vasta parte della tifoseria sta dimostrando, sentendosi profondamente delusa (ed è comprensibile), il percorso di crescita che Stirpe ha fortemente voluto e che stenta a vedersi in questa stagione, abbisogna di altro tempo e probabilmente, sia detto senza infingimenti, di una qualità migliore non solo in mezzo al campo. Il patron, benemerito, del Frosinone, che è un capo d’industria di notevolissimo spessore, non ha certo bisogno dei nostri consigli e sarà consapevole che nella sua dirigenza non c’è lo spessore che serve a una piccola società per riuscire a emergere ai massimi livelli. Il Frosinone adesso ha uno stadio modernissimo, ha un pubblico di tutto rispetto anche nei numeri, ha una proprietà solida e illuminata. Probabilmente non ha ancora trovato (salvo Salvini) uno staff adeguato alle sue ambizioni. Ma tutto questo non ha nulla a che vedere con la partita di oggi, segnata da una ripartenza acerba per forza di cose e giocata contro un avversario chiaramente non alla portata. Lo staff societario di una provinciale che vuole dire la sua nella massima serie non deve solo essere professionale ma talentuoso. Deve essere in grado di compiere colpi di genio, deve saper individuare talenti ignoti e portarli alla crescita per fare prima risultato e poi mercato in utile (l’Udinese docet), deve in sostanza avere un profilo di crescita che è il solo che ancora non si è veramente visto. Lo dico perché i risultati sul campo del Frosinone, dall’inizio della presidenza di Maurizio Stirpe sono certamente straordinari (sembrerà strano sentirlo il giorno che si è perso disastrosamente), ma i conti con la storia non si possono fare sulla base di qualche mese. E’ che per continuare a farla questa storia, che vede l’asticella posta sempre più in alto, occorre il genio e non solo i soldi. Per questo basta con Stirpe che si prende tutte le responsabilità: il presidente deve essere protetto, non deve proteggere niente e soprattutto nessuno.