La settimana è stata segnata da avvenimenti memorabili. Mentre le voci sulla candidatura di Nicola Zingaretti anche alle Europee tengono banco (anche Franceschini dixit) e dunque sale anche la febbre per la possibilità sempre più concreta di elezioni regionali il prossimo anno, Il Pd  è preso da uno degli innumerevoli passaggi che, da statuto, servono per arrivare alla sostanza del Congresso Nazionale. Un Congresso che dura un’era geologica e svariati mutamenti della società, della sensibilità e delle tendenze politiche. Quello di sabato scorso in ciociaria era dedicato al voto nei circoli e serviva a stabilire chi dei pretendenti alla carica di segretario nazionale poteva accedere alle primarie allargate a tutti. In quella sede si potrà finalmente porre la parola fine al congresso ma anche no, perché se nessuno dei tre finalisti avrà superato il 50% dei suffragi allora si procederà all’Assemblea nazionale del partito, dove succederà di tutto. Insomma lo statuto del Pd non si fa mancare niente per favorire le spaccature interne e infatti finora  è sempre riuscito benissimo nell’intento. Anche questa volta è sulla buona strada perché già sul voto nei circoli, le parti in causa si accusano reciprocamente di diffondere dati fake sull’esito. Ciò non potrà succedere in provincia di Frosinone perché le percentuali di Zingaretti sfiorano la totalità dei voti espressi. Ha votato più o meno la metà degli iscritti per la verità ma quasi tutti coloro che si sono portati alle urne lo hanno fatto per il presidente del Lazio che in alcuni circoli ha preso addirittura il 100% dei suffragi. Intanto, nonostante i tentativi di evitarlo, si è palesato un distinguo tra gli zingarettiani ciocari. Infatti alle primarie pubbliche del 3 marzo, che resteranno nella storia come “le primarie di Carnevale”, si presenteranno due liste pro Zingaretti, una capitanata da Big Fox Deangelis e l’altra da Bellantonio Whitehair (almeno così pare). Con le elezioni regionali già in vista…