martedì 19 febbraio 2019
Erano  momenti concitati nel Palazzo d’Inferno. Ormai non si parlava d’altro che della Consultona Continentale, quella per la quale lo Zar s’innervosiva persino durante il periodo della Festa (quando la Corte si dovette industriare a inventare la “Bifana”) (leggi qui). Il fatto nuovo era che la Confraternita Legata aveva inviato un messaggero con una proposta clamorosa, cioè di essere rappresentata proprio dallo Zar nella disfida della Consultona. Così avevano riferito i soliti domestici, con versioni non troppo dissimili e ai quattro venti.  Immediatamente avrebbe iniziato a serpeggiare tra i notabili, specie tra gli esponenti più in vista della Corte, la smania del dopo Zar: “Chi di noi, chi?” si ripetevano. Volevano sottintendere (perché i notabili sottintendevano sempre) “Chi di noi potrà sostituire lo Zar se questi dovesse partire per la Consultona?”, insomma – osavano – chi avrebbe governato sull’Impero in Sua assenza, o, addirittura, chi a Lui potrà succedere? Pare...
Si avvicinava in quel tempo la grande sfida per la Consultona continentale. Nell’Impero si stavano celebrando gli ultimi giorni di Festa e lo Zar Nicola, scontento per il sottotono con il quale la Capitale imperiale l’aveva trascorsa, aveva costretto Lady VaLentina ad allestire almeno un gran finale, poiché reputavasi disdicevole appressarsi alla gara per la Consultona con una Capitale pallosa. Dopo un consulto con il Gran Ciambellano onde reperire le risorse necessarie e appurato che la pecunia disponibile non avrebbe consentito di esaudire il desiderio del Sovrano, la Lady aveva avuto un’idea geniale che, in gran segreto, chiamarono col Gran Ciambellano ‘Operazione sdoppia la Vecchia’. “Per coprire un’intera giornata di festeggiamenti dedicati ai bambocci – aveva detto l’arguta VaLentina all’orecchio del Gran Ciambellano – costringeremo al doppio lavoro la Vecchiaccia e, per l’occasione, la chiameremo Bifana, cioè doppia Befana. Che pare a Vostra Signoria?” Un brillore attraversò lo sguardo...
Il Gran Ciambellano Mastrangeli era un gran professionista nel quale lo Zar aveva massima fiducia. Era, infatti, il ministro delle finanze dell’Impero, colui il quale aveva la facoltà di sollevare un indice al cospetto del sovrano per avanzare obiezioni sulle spese, oppure per calmierare determinate iniziative quando potevano apparire troppo fuori dagli schemi che il blasone rendeva d’obbligo. Era, per questo, sempre vigile onde capire per tempo quando lo Zar volesse fargliela cioè fare di testa sua senza passare dalla tagliola di quell’arbitro spietato. In quei giorni, però, il Gran Ciambellano cedeva l’attenzione all’unica delle sue debolezze: molto bene inserito nell’alta società dell’epoca egli, di tanto in tanto, doveva far fronte ai suoi impegni mondani e, per giunta, quelli di cui parliamo erano impegni con dame invidiabili per censo e beltà. Dunque la distrazione era di quelle assai coinvolgenti oltre che importante trattandosi di iniziativa benefica contro la violenza...
La faccenda era di quelle serie, che fanno tremare le colonne del Palazzo d’Inferno. Lo Zar Nicola aveva fatto finta di camminare avanti e indietro nervosamente e il Gran Ciambellano Mastrangeli era stato richiamato d’urgenza nell’Impero. Era appena andato a rilassarsi in un villone in località mondana segreta dove si teneva un torneo di selfie valido per il campionato mondiale fast-finger. Nonostante si sentisse profondamente contrariato fece subito ritorno. Era successo che il Connestabile Fabio, il più alto in grado nella corte, colui che virtualmente può sostituire lo Zar (solo virtualmente, poiché è noto che lo Zar è insostituibile) aveva osato in giorno di Festa alzare il capo e contraddirlo. Lo aveva fatto proprio quando il sovrano si bagnava di popolo, per effetto dell’apertura di una delle sue opere più agognate: il Parco. Per di più l’atteggiamento insubordinato del Connestabile aveva, non si sa quanto involontariamente, sobillato i suoi detrattori:...
Vedere Terracina oggi è lancinante. Fa male come una lama affilata nel costato della certezza. Terracina è la città di tutti noi, da sempre il luogo dei giorni belli, delle passioni, dei sogni, è l’approdo, la luna sulle onde, l’orizzonte. Terracina è noi bambini, figli, nipoti, poi innamorati, padri, madri, nonni. E’ il rifugio nei momenti tristi, lo scenario preferito per quelli felici, è il riferimento di tante tappe della nostra vita, il nostro costante altrove. Terracina è il nostro mare da millenni, la città di tutte le città dietro la montagna. E’ il profumo di timo, del sale sulle labbra è l’immagine di noi presi per mano in mille foto ingiallite. La devastazione sappia che ha colpito un popolo enorme di amanti infuriati. Vediamo cosa c’è da fare, aiutiamo gli amici terracinesi e ritiriamola su.
Il Bar Tucci ha festaggiato i suoi sessant'anni di vita. Il suo creatore, il sor Mario, non è più con noi da qualche tempo ma anche lui, come il suo bar, sarà in sempiterno uno dei personaggi protagonisti della vicenda frusinate. Ci sono luoghi che restano nella storia delle città. Le mura del Bar Tucci potrebbero raccontare la storia vera della nostra città degli ultimi decenni. Quella vera, insisto, perché esse hanno custodito i dialoghi della politica, degli affari e degli amori di diverse generazioni. Per rendere l'idea a quei tavoli si sono costruiti o sfasciati i governi cittadini, decise le candidature per le elezioni di ogni ordine e grado, stabiliti gli equilibri più o meno trasversali per governare i poteri di tutti i livelli locali e, forse, qualcuno anche di più alto rango. Hanno sorseggiato stabilmente i caffè di Tucci (ma anche, spesso, gli alcolici) ben quindici sindaci: Domenico Ferrante,...
La settimana appena trascorsa è stata importante per alcuni avvenimenti che hanno fatto parlare della provincia di Frosinone, in ambiti assolutamente diversi, a livello nazionale. Entrambe, curiosamente, sono collegate tra loro dalla circolazione di inesattezze, anche clamorose, a loro corredo. Il primo, e più importante, è la divulgazione della scoperta sui denti rinvenuti molti anni fa in una località di Anagni. Quei denti, secondo gli ultimi studi, sono compatibili con quelli degli uomini di Nehandertal. Insomma quel signore che passeggiava nella campagna anagnina poteva essere un uomo di Neanderthal, cioè un cugino dei nostri progenitori. Questa è la notizia, perché è ormai opinione diffusa tra gli studiosi che i Neanderthal e i Sapiens (cioè noi per esemplificare) sono stati coevi per un certo periodo di tempo ma un incrocio tra queste due specie di uomo non sarebbe stato possibile per delle questioni cromosomiche. Benissimo, grande scoperta, perché della presenza di...
Il coro dei pochi altri clienti del bar è quasi unanime. Il Frosinone gioca a Torino, contro il Torino. La partita nel primo tempo è stata umiliante nonostante i giallazzurri perdessero solo uno a zero. Il coro, dunque, è una lagna continua, una disapprovazione perpetua. Solo uno non dice niente. E’ seduto più avanti di tutti e guarda fisso il teleschermo, non toglie lo sguardo neanche un attimo. E’ minuscolo, indossa un cappello azzurro con la striscia gialla, ha un’età indefinibile. Forse è finto. Si scuote solo impercettibilmente quando il Frosinone accorcia le distanze dopo aver subito, in apertura del secondo tempo, il 2 a 0. Solo sei minuti dopo, mentre il coro dei clienti è diventato molto più acceso e si riempie d’incitazioni, speranze quasi preghiere, avviene il miracolo: un’azione di rimessa, Campbell s’inventa una palla col contagiri per la testa di Ciano. Sirigu va per farfalle. E’...
Ventinove anni fa, all’improvviso, morì Daniele Paris. Che fu un musicista molto importante ormai lo sanno solo gli appassionati e i dotti del settore. Del resto se chiedi a un sedicenne di oggi chi era Ringo Starr ti risponde: è un biscotto incrociato con un preparato per fare il brodo. Comunque, se per l’Italia della musica colta il maestro Paris è uno con un posto d’onore per Frosinone e la Ciociaria deve averlo nell’Olimpo. Paris è stato colui il quale ha saputo catalizzare le energie necessarie a che la provincia di Frosinone vivesse una stagione importante, quasi un ventennio di concerti e la nascita del conservatorio di musica. Io sostengo che quelle visioni catalizzarono, contemporaneamente, anche le energie necessarie a far nascere l’Accademia delle Belle Arti, più o meno coeva del Conservatorio. Dunque un’autentica rivoluzione culturale per l’asfittica provincia che i libri di scuola, nonostante fosse in atto già...
Roma è capitale da millenni, lo è stata del mondo. Il Frusinate ne è stato la prima provincia e da millenni ha imparato a viverne all’ombra: nessuna provincia è più provincia di quella attaccata alla capitale più capitale. In un posto così, in una provincia speciale, accadono cose speciali nella più assoluta normalità. Normale è che qui pianti le sue origini uno dei più grandi compositori viventi e che qui un’orchestra che annoveri alcuni musicisti di fama nazionale e internazionale esegua la sua musica nella piazzetta, splendida, di un paesino. Un caso di scuola Qualche sera fa in un posto che si chiama Gallinaro il complesso che si chiama “Orchestra da Camera Frosinone” ha eseguito benissimo musiche di Ennio Morricone. Atmosfere magiche prodotte “in casa”, come il cabernet o la minestra col pane sotto. Tutta roba di queste parti. Se sei un ciociaro e vinci un Oscar non hai fatto niente di speciale,...

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