domenica 16 Giugno 2024
Il tempo sospeso da Covy ha impedito, tra le tante cose, anche la tempestiva presentazione di un libretto di poesie appena stampato quando la pandemia prendeva ad infuriare. Un volumetto di poesie che, credo sempre di più, se ha subito il danno di veder ritardato il suo lancio ufficiale, ha rappresentato nei giorni di esilio una delle migliori letture per i fortunati che ne hanno avuto in possesso una copia. Ciò per i suoi effetti smemoranti, poiché il ritmo quasi ipnotico delle parole del poeta e la musicalità del loro fluire, l’intento mai celato di descrivere attimi sospesi e che ambiscono all'eterno, fanno dei versi contenuti in Erotikà la colonna sonora perfetta per questo tempo, forse irripetibile, di sospensione del tutto. Erotikà, com'è facilmente intuibile dal titolo, ha un preciso filo conduttore. La sua lettura è fortemente raccomandata agli amanti. Erotikà è la raccolta di poesie di Amedeo Di Sora, poeta,...
Il Bar Tucci ha festaggiato i suoi sessant'anni di vita. Il suo creatore, il sor Mario, non è più con noi da qualche tempo ma anche lui, come il suo bar, sarà in sempiterno uno dei personaggi protagonisti della vicenda frusinate. Ci sono luoghi che restano nella storia delle città. Le mura del Bar Tucci potrebbero raccontare la storia vera della nostra città degli ultimi decenni. Quella vera, insisto, perché esse hanno custodito i dialoghi della politica, degli affari e degli amori di diverse generazioni. Per rendere l'idea a quei tavoli si sono costruiti o sfasciati i governi cittadini, decise le candidature per le elezioni di ogni ordine e grado, stabiliti gli equilibri più o meno trasversali per governare i poteri di tutti i livelli locali e, forse, qualcuno anche di più alto rango. Hanno sorseggiato stabilmente i caffè di Tucci (ma anche, spesso, gli alcolici) ben quindici sindaci: Domenico Ferrante,...
Ho scoperto stasera quell'indefinibile che mi ha sempre affascinato del lavoro degli agricoltori più evoluti quali sono i viticoltori. Più dei sapori, dei bouquet, degli armonici gustativi, dell'arrière-goût, c'è un prodotto nel quale, i più evoluti tra gli evoluti, riescono meglio che nel millesimo più lusinghiero. Uno sguardo interiore, una cura emozionale, che fonde la meraviglia per il miracolo della vita con la sapienza umana che l'ha saputo onorare. Ho letto le parole che Maria Ernesta Berucci, figlia d'arte, ha scritto in memoria di un'antica vite che ha smesso di vivere e le ho travate illuminanti oltre che bellissime: "Sembri solo dormire... nonostante intorno a te le tue sorelle si risveglino con calma... ma tu ti sei Fermata bella Signora Vite. Il 2016 saprà anche un po' del tuoi ultimi frutti, due o tre se non ricordo male, e brinderemo alla tua lunga Vita".
Questo libro sta facendo e continuerà a fare successo. Il suo titolo piace molto e, superata copertina, già dalle prime frasi, il contenuto piace anche di più. Fa tanto rumore, soprattutto a causa (ma anche per merito... purché se ne parli) di chi ignora quanto sia intelligente l'opera prima di Pompeo Di Fazio. Quel titolo è un irresistibile richiamo all'obnubilamento della mente e al sopravvento della reazione, spesso idiota, del tifoso di calcio.  ‘Aboliamo la Juventus – proposta per la rinascita dell’Italia’, pubblicato recentemente dalla Guida Editori di Napoli, dopo aver fatto immediatamente rumore, a un mesetto dalla presentazione, è già arrivato sui banchi del Salone del Libro di Torino (già, proprio in casa della Juve!), la più importante rassegna italiana dedicata al mondo della lettura. Nel padiglione 3 infatti, stand S69 che ospita la casa editrice Guida editori,  fa bella mostra di sé l’esordio letterario del giovane autore di Roccasecca,...
Si era consumata, come previsto puntualmente dai veggenti e chiromanti, una sanguinosa lotta per la successione sul trono del Palazzo d’Inferno, trasferito nel nuovo castello noto alla storia come “Il Munari”. La battaglia aveva premiato la volontà dello Zar, il quale era sceso personalmente sul campo al fianco di colui che, a malincuore, aveva designato come delfino. Egli era M, il suo consigliere totale, colui che però lo faceva ammattire e, sovente, lo mandava in bestia a causa della latitanza in località segretissime. Tanto segrete che persino egli stesso, M, doveva ignorare dove si trovava. Vinta la battaglia M venne chiamato Munazio, in onore de “Il Munari” del quale era divenuto signore, nonché quale auspicio per ricalcare le gesta del celeberrimo due volte Dux, legato di Giulio Cesare e seguace di Marco Tullio Cecerone, Munazio Planco appunto, che i natali prese non distante dalla capitale dell’Impero. Non era però ancora...

I ladri stupidi

Me l’immagino a studiare il colpo. Ad attendere che il quartiere dorma, ad agire furtivamente come un sorcio. Poi il sorriso beffardo, la sensazione dolce di avercela fatta a dispetto di tutti. Il ladro che, a quanto pare, ha rubato la lanterna che illuminava l’arco di Porta Romana, cioè un pezzetto di Frosinone di scarso valore economico ma di notevole significato per tutti coloro che hanno a cuore il piccolo mosaico di elementi che hanno resistito alle varie distruzioni, ha commesso uno di quei reati che andrebbe giudicato, senza alcuna magnanimità, con il codice speciale della stupidità. Tanto più stupido è il delitto tanto più grave la pena. Certo non deve essere stata cosa da niente quel colpo, in pieno centro, nel mezzo di una strada aperta al traffico, praticamente in una piazza. E a ben pensarci il ladro avrà avuto bisogno di una scala, avrà dovuto tagliare i...
Il Vesuvio erutta. Il 24 agosto del 79 d.C. - 1940 anni fa - moriva Plinio il Vecchio, ucciso dai gas eruttati dal Vesuvio. Una descrizione, di cui si riportano alcuni passi, svolta da Plinio il Giovane, di indubbia efficacia e molto suggestiva, che merita essere riletta, in occasione dell'anniversario di quel drammatico evento. Ermisio Mazzocchi   Caio Plinio al suo Tacito, salute Petis, ut tibi avunculi mei exitum scribam.... - Mi chiedi di narrarti della fine di mio zio, acciocché possa essa venire con maggiore esattezza tramandata ai posteri. Te ne sono grato, giacché prevedo che la sua morte sarà destinata a gloria imperitura, se da te narrata. (...) Levandosi nel cielo, una nube si formava, ma per quelli che come noi da così lontano la osservavano, non appariva ben chiaro da qual monte (si seppe poi dal Vesuvio). (...) Da persona di estese cognizioni quale era, parve a mio...
Vedere Terracina oggi è lancinante. Fa male come una lama affilata nel costato della certezza. Terracina è la città di tutti noi, da sempre il luogo dei giorni belli, delle passioni, dei sogni, è l’approdo, la luna sulle onde, l’orizzonte. Terracina è noi bambini, figli, nipoti, poi innamorati, padri, madri, nonni. E’ il rifugio nei momenti tristi, lo scenario preferito per quelli felici, è il riferimento di tante tappe della nostra vita, il nostro costante altrove. Terracina è il nostro mare da millenni, la città di tutte le città dietro la montagna. E’ il profumo di timo, del sale sulle labbra è l’immagine di noi presi per mano in mille foto ingiallite. La devastazione sappia che ha colpito un popolo enorme di amanti infuriati. Vediamo cosa c’è da fare, aiutiamo gli amici terracinesi e ritiriamola su.
Era un'estate calda e le strade di Roma erano vuote. La città, sebbene fosse di pomeriggio, sembrava dormire, tanto era silente. Con lo storico del cinema Massimo Cardillo e un operatore video che ora non ricordo (e me ne scuso) entrammo nella casa di Carlo Ludovico Bragaglia ai Parioli, all'ora prestabilita: le 17. L'estate, invece, era quella del 1997. Non fu un'intervista, fu molto di più. Un dialogo infinito durante il quale il regista viaggiava avanti e indietro nel lunghissimo tempo della sua vita e sembrava riscoprire quanto fosse stata piena, varia, gioiosa ma anche difficile quando non, addirittura, cattiva. Alle prime domande, visto il tenore delle risposte sempre sorprendenti e ricchissime, tanto da rispondere in un colpo a cento quesiti, sostituimmo dei suggerimenti. Davamo, io e Massimo, il "la" per far ripartire la sinfonia dei ricordi di Bragaglia.   Non ha mai smesso di lavorare Carlo Ludovico Bragaglia era nato l'8...
E’ finita, come nelle più tradizionali sceneggiature hollywoodiane. Che ne dicessero gli inseguitori o gli inseguiti, il risultato di queste elezioni terminate al ballottaggio era scontato. La trasformazione di M, il riferimento dello Zar che si trovava sempre in un altrove immaginario facendolo infuriare (e nella realtà chiuso nei numeri sempre più difficili dell’amministrazione economica e finanziaria pubblica) in Munazio Planco, potevo scriverla subito dopo il primo turno, quando era finita con uno scarto positivo di 500 voti sulle liste che lo sostenevano. Circa il 2% di coloro che erano entrati nelle urne aveva tracciato una croce “disgiunta” o “secca” sul nome di RC. Un risultato maggiore di quello raggiunto da certe liste, tutte intere, presenti in questa tornata. Quando è così il gradimento dell’elettorato si è già manifestato, è una legge irreversibile a scanso di miracoli. E quelli, i miracoli, si verificano assai di rado. La battaglia per l’elezione del...

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Cronache dall’Impero – Quando M impose il limite dei 30 che...

M sugli scudi. L’incessante, sferzante e per certi versi impattante capo dell’Impero ebbe in quei giorni momenti interessanti e almeno un attimo di gloria. Incurante...