di Francesco Chiucchiurlotto

Presidente Conte

Ho maturato 33 anni di esperienza amministrativa ininterrotta, tra Sindaco, Assessore, Consigliere Comunale, Presidente di Consorzio, Presidente di Associazioni varie, Segretario, Consulente ecc. ecc. (ammazza!) ed è per questo che una certa deformazione, chiamiamola professionale, mi porta a dare giudizi, ritengo circostanziati e documentati, ma tranchant in automatico, sulle ipotesi di riforma che la politica ad ogni piè sospinto ci propone.

Vale a dire che ho individuato un sistema di valutazione a prescindere, un benchmark semplice semplice per valutare la bontà di un piano, come quello che nella stupenda Villa Pamphilj il Premier Conte, Vittorio Colao, il governo, vertici statuali, altissimi burocrati nazionali ecc., stanno discutendo.

Mi riferisco alla conoscenza, al ruolo, alle potenzialità delle aree interne e montane del nostro paese; mi riferisco alla capacità di leggere l’Italia con lo sforzo necessario, l’umiltà doverosa, l’immaginazione idonea, per capire che la svolta di elaborazione, contenuto ed intervento è lì, nelle aree interne e montane.

Lì dove c’è l’ambiente da tutelare, il terreno da manutenere, il verde da salvaguardare, l’acqua da utilizzare, le tradizioni folcloriche da raccontare, le attitudini artigianali da applicare, la manualità da trasmettere, i paesaggi da contemplare, la cultura da studiare, la bellezza da godere.

Certo poi ci sono le città, le metropoli, che si stanno gonfiando a dismisura, dove ci sono i servizi, le opportunità, l’innovazione, la varietà e lo scambio, gli effetti della globalizzazione, le merci animate ed inanimate, ed anche l’inquinamento, la degenerazione sociale, la solitudine, l’isolamento.

Non capire che queste due realtà debbono convivere in sinergia, in una simbiosi virtuosa, in un interscambio continuo e che è questo sì, smart, intelligente, è il difetto strategico, esiziale, duraturo che nostra classe politica ha compiuto e compie, come si evince dal Piano Colao.

Il 58,2% del territorio italiano è montano, con oltre 14 milioni di abitanti in 4.200 Comuni; nelle aree interne, cioè lontano dai capoluoghi e dai grandi e medi centri, ci sono 5.552 Comuni sino a 5000 abitanti, pari al 69, 7% di tutti i Comuni italiani.

Se non si assume come strategico, anche se non in modo esclusivo, il referente di territorio ed istituzioni operanti, basandosi soltanto sulla popolazione residente, si continuerà a impoverire e spopolare tali aree che contribuiranno a congestionare le periferie urbane.

La banda larga è presente nelle aree interne e montane con il 17,4% delle utenze servite su una media nazionale di 66,9%; ben 1200 Comuni sono senza metano ed altrettanti non hanno ricezione cellulare adeguata; alle scuole ivi presenti vengono applicati in modo demenziale gli stessi parametri di chiusura di un quartiere metropolitano; non esiste fiscalità di vantaggio per imprenditori ed esercenti, eppure la densità imprenditoriale è del 10,4% su quella nazionale al 8,5%; c’è un patrimonio edilizio inutilizzato di una abitazione vuota su due occupate; utilizzando le superfici coltivabili abbandonate si avrebbero oltre 120.000 nuove aziende di 14 ettari.

Con una possibile rigenerazione edilizia ed infrastrutturale si movimenterebbero decine di miliardi di investimento; potenziando ed innovando il made in Italy, l’enogastronomia, la ricettività qualificata, si creerebbero posti di lavoro e PIL; con una miriade di interventi di manutenzione territoriale, piani antincendio, rete viaria adeguata, percorsi dedicati, si darebbe impulso alla mobilità turistica, investendo semplicemente quanto si risparmia sugli interventi di crisi.

Per non parlare di arte, monumenti, tipicità ed eccellenze semisconosciute.

Ebbene di tutto questo nel piano Colao e forse a Villa Pamphilj, c’è poco che niente.

Piano, troppo piano; poco, troppo poco!