Le cronache narrano di un periodo oscuro nella corte imperiale poiché lo Zar Nicola, suo malgrado e con indolenza, era costretto a far fronte a ebollizioni tra i notabili, i quali tendevano a fare squadra per ottenere poteri e privilegi or così or colà.

La faccenda doveva essere diventata seccante assai se è vero, come raccontano, che sua maestà era dovuto ricorrere all’usurato stratagemma di far filtrare, attraverso gazzette amiche, false notizie circa la sua imminente abdicazione al fine di poter tornare a Palazzo d’Inferno in seguito e con una nuova corte. Il malumore del sovrano era, come spesso accadeva in quegli ultimi tempi, anche acuito da una circostanza sempre più frequente: M, colui che altrimenti non poteva più essere definito, continuava a fare la bella vita or presso quella corte or presso quell’altra. Lo faceva di continuo e senza dare sue notizie, tanto che per sapere dove si fosse cacciato lo Zar e le sue assistenti (Monna Alessia e Donzel Ilaria) dovevano rincorrere le cronache mondane. In quelle ore era dato nella Città Eterna a questa o quella festa, come del caso, addirittura all’Ambasciata di Francia per festeggiare (onta e disonore!) la Repubblica assieme a quei libertini. In tutti i casi M appariva attorniato da dame sempre diverse e di innegabile avvenenza come l’attrice Angela Melillo (con la quale appariva immortalato nelle pubblicazioni del più celebre dei rotocalchi scandalistici romani) oppure con Annalisa Melchiorre nell’album della celebrazione transalpina,

oppure con Silvia De Mari alla festa d’inaugurazione della nuova casa di Maria Giovanna Maglie.

Ed erano solo le ultime di una vera e propria schiera, tanto che M era ormai noto tra i paparazzi come l’erede di Gigi Rizzi, un messere italico dalle gesta epiche che proprio tra i franchi operò la sua più celebre impresa amorosa, quando fu colto tra le coltri di madonna Brigitte Bardot. Anche se Sue Entità (M, ripeto, è indefinibile) alla domanda dei cronisti circa tale somiglianza rispose: “Gigi chi?”.

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