I paparazzi erano rimasti di stucco. L’ingresso dell’Agente M al Teatro Brancaccio sotto braccio alla farmacista bionda aveva del clamoroso. Infatti da quando il ministro delle finanze dello Zar Nicola, principe dei salotti, era assurto a delicatissimi incarichi d’intelligence aveva addirittura incrementato la sua vita mondana e soprattutto la compagnia di avvenenti signore. Purché sempre diverse. L’avvenente ed elegantissima signora, anche lei non ignota alle cronache mondane della capitale, che l’agente M aveva con sé era invece una presenza ripetuta. La faccenda non era sfuggita agli occhi attenti ed esperti dei paparazzi e, in un batter d’occhi, la nuova si era diffusa a ventaglio nei meandri dell’alta società capitolina. Che l’Agente M stesse capitolando e Sua Biondezza vincendo l’impenitenza del già plenipotenziario dello Zar Nicola?

Mentre il suo Agente se la spassava tra velluti e pregiatissimi pizzi lo Zar percorreva nervosamente i corridoi del Palazzo d’Inferno. Le cronache dell’epoca lo descrivevano molto infastidito perché doveva occuparsi di questioncelle che aveva sempre reputato di nessuna importanza e che lasciava districare normalmente al suo Ciambellano. Questi, però, destinato ad altri compiti, si era dato alla bella vita e se ne infischiava di faccende come il nuovo luogo di culto o la sfilata dei libertari che animavano in quei giorni le sterili cronache con polemiche più o meno serie. Ed è a quel punto che lo Zar – raccontano – aveva deciso di prendere sul serio la questione della nomina di un nuovo Gran Ciambellano, scatenando un putiferio tra tutti i concorrenti che iniziarono una gara nella quale erano ammessi solo colpi bassi.