Con il ballottaggio di Cassino si è chiuso il capitolo delle elezioni comunali 2019 in provincia di Frosinone. Il responso delle urne della seconda città della provincia, non solo, di una delle città più incidenti sotto il profilo storico e simbolico del Lazio, è stato sotto certi aspetti clamoroso. Le circostanze avevano portato al confronto diretto il centrodestra canonico contro il centrosinistra compiutamente ricostruito. I candidati a sindaco erano entrambi assai rappresentativi: da una parte il leader del centrodestra degli ultimi dieci anni, Mario Abbruzzese (da due messo molto in discussione), dall’altra Enzo Salera, l’ex assessore alle finanze ,un uomo del Pd eletto con le primarie e sostenuto dai partiti più a sinistra. Delle elezioni che, per come sono andate, potrebbero essere uno spartiacque. Ci sarà un prima e un dopo queste Comunali.

La temerarietà di Abbruzzese e i conti in sospeso nel centrodestra

All’interno degli schieramenti i soliti distinguo obbligatori: la Lega, partito trainante e straripante alle Europee, a Cassino esisteva sostanzialmente solo nel simbolo: tutti i componenti del partito erano fuori dai ranghi in pesantissima polemica con la dirigenza regionale. La deputata leghista pontecorvese Francesca Gerardi, aveva fatto un piccolo capolavoro nel rimettere in pista qualcosa, trovare nuovi interlocutori sul territorio e rispettare il mandato che le era stato dato dalla dirigenza regionale. E’ scontato che non potesse essere abbastanza. Lo stesso candidato a sindaco Abbruzzese era giunto a candidarsi dopo una sofferta giostra dei papabili, perfettamente consapevole del grande pericolo che affrontava e quindi assai coraggioso nell’accettarlo: una sconfitta nella sua città, la seconda dopo quella nell’uninominale per la Camera dei Deputati in poco più di un anno, può rappresentare più di uno stop. Alle volte il coraggio sfocia nella temerarietà e questo, forse, è il caso: che potesse perdere era presumibile, che perdesse con una disfatta clamorosa (3000 voti di scarto) era oggettivamente difficile da pronosticare e anche assai difficile da dimenticare. Abbruzzese ha fatto felici tutti i suoi detrattori che ora aleggiano  per ottenere l’egemonia nel partito. Sarà una lotta intestina piuttosto dura, c’è da scommetterci. Il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli lo ha già annunciato nella sua nota di commento al voto: Chiunque pensi che Mario sia finito sbaglia i suoi conti. Questo il senso del messaggio. Equivale a una dichiarazione di guerra, semmai ce ne fosse stato il bisogno. Fa da contraltare  il composto commento del segretario provinciale di Forza Italia, Tommaso Ciccone, uno che ha già dimostrato di saper applicare una sapienza antica alle fasi critiche, senza lasciarsi trasportare dai livori e gli impeti ormai consueti degli ambiti politici, propone un’analisi precisa e anche pungente, se si vuole, ma che nulla concede “pubblicamente” alle ombre che pur sono innegabili. Tutti sanno, se a questo ci si vuole limitare, che il vice segretario regionale, Gianluca Quadrini, espressione del potente senatore  e coordinatore regionale di FI Claudio Fazzone, è di fazione opposta a quella di Abbruzzese e Ciacciarelli, anzi, all’imponente consigliere provinciale e presidente della XV Comunità Montana sono stati apposti i gradi di rango super-provinciale proprio per condurre in una certa direzione il partito. Lui ha subito ripagato con 2200 preferenze alle Europee per Salvatore De Meo, il candidato di Fazzone appunto, in una decina di giorni di campagna. Chi pensa che la faccenda sarà indolore, per dirla con Ciacciarelli, non s’illuda.

Petrarcone ha perso due volte, Fardelli no

L’ex sindaco Giuseppe Golini Petrarcone non ha accettato il confronto delle primarie e si è candidato con una sua coalizione civica contro la sua ex famiglia: quella del centrosinistra. Non è riuscito ad accedere al ballottaggio e, dunque, ha perso. La sua performance però non era stata male. Aveva sofferto dagli avversari, più o meno, cinquecento voti di scarto. Aveva retto benone, insomma. Una sua astensione dai giochi sarebbe stata vista come un atto ostile nei confronti del centrosinistra ma tollerabile: si può comprendere chi non sostiene al ballottaggio chi era uno degli avversari al primo turno. Difficile comprendere chi, invece, scelga di cancellare la sua storia politica e sostenere l’avversario di sempre. Ed è proprio quello che ha fatto Petrarcone, stracciando la tessera del Pd a pochi giorni dal voto e favorendo, implicitamente, il centrodestra. Lo stesso hanno fatto alcuni suoi alleati. Ha sorpreso molto Niki Dragonetti che per tutta la campagna elettorale aveva appellato durissimamente Abbruzzese. Così anche Massimiliano Mignanelli che era stato consigliere provinciale di centrosinistra e addirittura vice presidente di Antonio Pompeo oltre che consigliere comunale eletto nel centrosinistra di Francesco Mosillo, lo stesso che è stato tra i principali sostenitori di Salera. Queste personalità, insieme a Petrarcone, hanno perso due volte. Chi se ne è ben guardato è Marino Fardelli, che ha sostenuto Petrarcone al primo turno (e ha fatto eleggere il fratello in Consiglio) ma al ballottaggio, quando la scelta era tra centrodestra e centrosinistra è tornato nel suo alveo e ha sostenuto Salera.

La vittoria di Enzo Salera e i conti a sinistra

Enzo Salera, il nuovo sindaco di Cassino, è il principale protagonista della sua stessa vittoria. I cassinati hanno premiato la persona, lo hanno voluto fortemente oltre a compiere una importante scelta politica: hanno sancito un cambiamento con il no al centrodestra di Abbruzzese e il no a Petrarcone. Per la città martire è una rivoluzione copernicana. Tra i sostenitori di Salera, sin dalla prima ora, ci sono stati anche gli altri partiti di sinistra: i socialisti ma anche Art.Uno e altri. Salera, in sintesi, è stato il candidato della forza politica inclusiva, quella più vicina all’ipotesi del segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti. Che il partito abbia fortemente sostenuto questa svolta, però, non è parso. Nella campagna per il ballottaggio il peso del partito non è stato avvertito, almeno all’esterno, e la dichiarazione di sostegno a Salera più netta che sia giunta dal Pd è quella del presidente della Provincia, Antonio Pompeo, che già al primo turno si era schierato chiaramente con il suo partito e con Salera. Non a caso Pompeo era a Cassino la sera dello spoglio, prima che si capisse chi avrebbe vinto e poi era nel corteo per le vie della città a festeggiare. C’era, poi, il segretario regionale dei Giovani Democratici, Luca Fantini e nessun altro. Non è normalissimo, vista la posta in palio, quella appunto di un confronto diretto tra centrodestra e centrosinistra. Se si aggiunge che, oltre a Cassino, il centrosinistra ha vinto nei ballottaggi solo a Monterotondo perdendo drammaticamente tutti gli altri ballottaggi, si comprende quanto importante sia divenuta per il Pd laziale l’amministrazione di Cassino. I cassinati hanno già anticipato che ne chiederanno il conto. Si intravede una riviviscenza della richiesta di maggiore autonomia nel Cassinate se non, addirittura, una federazione del sud. Se ne sente parlare in segreto, ripetutamente. Le elezioni cassinati, in sintesi, potrebbero essere uno spartiacque non solo per le sorti della Città martire ma per diversi equilibri politici tra e nei partiti.