Ci siamo finalmente tolti dalle scatole la partita della Juventus a Frosinone, Cr7 e tutte le fanaticherie che circolano intorno a questo circo mediatico che tutto è tranne che sportivo. Archiviato il problema Juventus a Frosinone potremo finalmente, forse, ricominciare a parlare di calcio, di Frosinone e di cosa bisogna cercare di fare per raggiungere la salvezza che, sono convinto, questa squadra potrà ottenere. Lo sventolio di vessilli bianconeri, le migliaia di magliette bianconere nello stadio del Frosinone, nei settori non riservati agli ospiti, sono state uno spettacolo ributtante. Questo non perché non si possa tifare chi si vuole ma perché uno dei più importanti valori sportivi è, appunto, la sportività. L’ostentazione dei simboli di chi tifa per il più forte a casa del più debole è a dir poco incivile. Specialmente se si tratta di fuoco “amico”. Come andare a pranzo ospite di una famiglia notoriamente in difficoltà economiche, che cerca di accoglierti con tutti gli onori, e ti presenti in Maserati e sfoggiando diamanti e pellicce. Sei un troglodita, un villano. Tifare per le Juventus, cioè per il più forte, è la cosa più facile del mondo per sentirsi vincenti. Si può essere così, per carità, ma se propendi per chi vince quasi sempre perché può pagare un solo calciatore quanto l’avversario non riesce a dare neanche per tutta la squadra, c’è ben poco da gioire. Bella forza!  Sono dunque felicissimo che questa partita sia ormai il passato e che lo spettacolo indecoroso soprattutto fuori dallo stadio, la corsa spasmodica ai biglietti anche per centinaia e centinaia di euro, che tutto questo sia archiviato e si possa gettare nel dimenticatoio. Ultima cosa, per me il gol di Ronaldo era in fuori gioco. Forse per un millimetro, come avrebbe dimostrato l’elettronica, non lo era ma qual è il guardalinee che sa vedere quel millimetro a occhio nudo? Ecco, dico e non me ne pento, che a parti invertite in quella situazione la bandierina si sarebbe alzata.