Sobria, diretta. E’ stata come tutto il mandato da presidente di Unindustria Frosinone la relazione conclusiva di Giovanni Turriziani. Un giovane presidente, va detto, che ha saputo imprimere all’associazione il coraggio di uscire fuori dal compito e di fare quattro passi nella vera governance territoriale. Nessuna meraviglia: ha messo in luce delle possibilità senza uscire dal seminato. La sua visione di governance territoriale infatti non è altro che l’insieme delle azioni tendenti a permettere al management di operare meglio (se proprio non al meglio).

Si è detto soddisfatto Turriziani, se solo il germe di quel che sono stati questi anni è rimasto sul campo. Anni durante i quali si è adoperato ogni giorno per far capire che l’impresa era cambiata, che stava cambiando, e anche l’associazione doveva cambiare. Soddisfatto se il seme di questo concetto è rimasto sul campo, se può germogliare.

Soddisfatto se la sua associazione ha continuato a marciare al fianco degli associati persino durante il lock-down. Se non si è fermata mai quando gli imprenditori ne avevano più bisogno.

Soddisfatto se il suo progetto di città intercomunale, messo nero su bianco da studiosi di Tor Vergata, continua a far parlare di sé e a fare proseliti. Anche se i sindaci che avrebbero dovuto accoglierlo per quel che è (una grande idea magari migliorabile ma indispensabile per fare uscire questo territorio dalla marginalità alla quale è condannato) si sono rivelati piccoli piccoli. Non all’altezza della situazione.

Ha davvero di che essere soddisfatto il giovane presidente Turriziani, perché la sua gestione è stata memorabile. I semi della legalità e del rispetto dell’ambiente; la battaglia per ottenere un unico interlocutore per le autorizzazioni che inizia a germinare i primi riconoscimenti; i rapporti di reale collaborazione con gli stakeholder, in primis con le organizzazioni sindacali e con la Camera di Commercio del presidente Pigliacelli, hanno prodotto un clima favorevole alla partecipazione, pur nel guado di una crisi nerissima. L’unità d’intenti aiuta, eccome se aiuta. Se non altro a guardare oltre gli ostacoli, per alti che possano essere.

Ovviamente non finisce qui l’impegno di Giovanni Turriziani nel mondo dell’associazionismo. Avrà tra le mani la responsabilità del futuro: l’economia circolare, una vera rivoluzione dei costumi, oltre che dell’impresa e dell’economia. Lascia un’eredità pesante a un presidente donna, Miriam Diurni. Pesante soprattutto perché questo territorio ora è abituato a un’associazione imprenditoriale pensante e proponente; la vede come uno dei punti di riferimento con i quali confrontarsi, magari scontrarsi, e non più solo come il luogo d’interesse degli imprenditori.