Inutile analisi sulla caduta di Caligiore

L'unico dato percepito da un elettorato sempre più deluso e svogliato non può essere che il fallimento del centrodestra - Come nei casi ripetuti di Cassino - affetto da un tafazzismo tutto tattica e nessuna idea

Roberto Caligiore e Massimo Ruspandini

Cosa ci sarà dietro la caduta dell’amministrazione di centrodestra in un comune significativo come Ceccano? Quale l’importanza di questo evento nell’economia degli equilibri di una provincia sempre più marginale sotto il profilo politico, quale quella di Frosinone? Forse un frazionismo localissimo e micro-referenziale ad opera di tronfi rassetti di contrada? Oppure la mossa tutta tattica e nessuna idea del senatore Massimo Ruspandini che avrebbe fatto cadere la sua stessa creatura perché, al pari degli zampitti fiuggini ai tempi di Pio IX, si sarebbe rivelata infida nella considerazione del Papa-Re? L’ennesima prova della tendenza tafazzista del centrodestra ciociaro? Ancora un interrogativo: a chi importa?

Una popolazione allergica alla politica, stremata dalla crisi, dilaniata dall’odio social mediatico, avvelenata dall’esaclorurocicloesano, indaffarata a mettere insieme il pranzo con la cena, ha come ultimo problema il motivo della dipartita amministrativa del sindaco Caligiore. Del resto si sveglia con il tanfo che esala da qualche cosa, di tanto in tanto gioca con le bolle di sapone che salgono dal fiume, non vede infrastrutture nuove di alcun tipo da tempo, non un progetto di rilancio, sepolte le speranze di vedere sistemata la faccenda della fabbrica chiusa dentro al centro abitato che nel nord Italia o in qualsiasi altro stato d’Europa sarebbe già da anni il motore della rinascita, esaltato dalla trasformazione in qualcosa di utile e di bello. Sarà forse per tutto questo e tanto altro che il dato, triste se si vuole, è che se si eccettuano i diretti interessati, due o tre cronisti con la smania dei caroselli delle appartenenze, i tifosi di paese più o meno interessati da prebende o favorucci e qualche imprenditore con investimenti nell’ex contea, la faccenda non tange minimamente nessuno.

La marginalità di queste situazioni, che non hanno eco ufficiale in nessun dibattito di nessuna forza politica ma solo un brusio di fondo alimentato dalle contrapposizioni e dallo strisciare dei riposizionamenti, è la vera tragedia di questo territorio.

Ceccano è un altro importante comune guidato dal centrodestra che non arriva alla scadenza naturale del mandato del sindaco. Quando succedono queste cose in genere le elezioni successive, dopo il commissariamento, si perdono. E se la regola varrà anche questa volta (anche se il Pd ceccanese è polverizzato in mille rivoli rancorosi pronti a candidarsi contro l’un l’altro) il centrodestra ceccanese avrà fatto un capolavoro come quello cassinate, quando consegnò il comune al centrosinistra nel celeberrimo caso di Bruno Scittarelli o anche, in simili circostanze, quello recente di Carlo Maria D’Alessandro. Un macigno, che abbia brigato o meno contro Caligiore, ronza sulla testa del leader locale della coalizione, cioè il sen. Massimo Ruspandini.