Roma è capitale da millenni, lo è stata del mondo. Il Frusinate ne è stato la prima provincia e da millenni ha imparato a viverne all’ombra: nessuna provincia è più provincia di quella attaccata alla capitale più capitale.

In un posto così, in una provincia speciale, accadono cose speciali nella più assoluta normalità. Normale è che qui pianti le sue origini uno dei più grandi compositori viventi e che qui un’orchestra che annoveri alcuni musicisti di fama nazionale e internazionale esegua la sua musica nella piazzetta, splendida, di un paesino.

Un caso di scuola

Qualche sera fa in un posto che si chiama Gallinaro il complesso che si chiama “Orchestra da Camera Frosinone” ha eseguito benissimo musiche di Ennio Morricone. Atmosfere magiche prodotte “in casa”, come il cabernet o la minestra col pane sotto. Tutta roba di queste parti.

Se sei un ciociaro e vinci un Oscar non hai fatto niente di speciale, perché non sei il solo ad avercelo come fermacarte sulla scrivania. Se sei un attore famoso nato e pasciuto da queste parti cosa vuoi che sia? Tra i migliori del cinema italiano di sempre almeno la metà proviene da queste parti, è normale.

Così è normale, per esempio, che due frusinati come Maurizio Agamennone e Maurizio Turriziani (il primo musicologo di notevole fama, benefattore delle Puglie perché è colui che ha riscoperto e rilanciato la Taranta, primo direttore artistico del festival dal quale è nata una delle più fortunate campagne di sviluppo territoriale legate al turismo degli ultimi decenni, il secondo musicista avvezzo ai palcoscenici di tutto il mondo) per mettere in piedi cose normalmente straordinarie come quella di Gallinaro, debbano racimolare pochi spiccioli. Li hanno ottenuti solo perché in Provincia c’è un consigliere che mastica di spettacolo e tiene allo sviluppo culturale. Luigi Vacana, figlio di Gerardo cioè l’inventore e il promotore del Premio Valcomino, colui che “normalmente” ha portato in quella valle a disquisire di poesia e letteratura molte tra le più grandi firme della letteratura nazionale e internazionale. Luigi ha quelle ambizioni nel dna.

Gente, Agamennone e Turriziani, che non hanno alcun bisogno di organizzare cose in Ciociaria, se non quello davvero pressante di dar valore alle potenzialità che conoscono.

Gli errori da non ripetere

La sordità e anche la cecità dei decisori economici che hanno nelle mani i destini di questo territorio ha causato finora, a fronte di investimenti prima pubblici, negli ultimi anni soprattutto privati anche notevoli, risultati non consoni agli sforzi in questo settore. La “normalità” di iniziative e potenzialità eccezionali ha comportato nel passato degli errori clamorosi che ancora oggi non hanno trovato rimedi effettivi. Non l’hanno trovati perché le manifestazioni estive, alcune delle quali di notevole livello e grande richiamo, non superano la parentesi del loro svolgimento. Non offrono, insomma, reale sviluppo se non quello temporaneo.

Un esempio su tutti aver delegato il primato nel centro-sud Italia della strada del Cinema. La Ciociaria è soprattutto la terra del Cinema. Prima che nascesse il Festival di Roma qui a Frosinone, ogni anno, per qualche edizione, si riversava tutto il Cinema italiano e pezzi di quello internazionale, per una rassegna che si chiamava “Comicittà”, un’invenzione dell’allora vice sindaco Biagio Cacciola e di Luciano Sovena. Una realtà che iniziava a farsi strada sui media e nella considerazione generale prima che cambiasse l’amministrazione comunale, sopravvivesse una sola edizione e venisse colpevolmente sepolta, come in un paesino traumatizzato da saghe familiari. Accadde “normalmente” che si passasse dalla frequentazione di gente come Monicelli, Gilliam, Scola e altri di questo calibro, centinaia di attori e registi italiani e stranieri, al nulla. L’ultima edizione (credo di non errare) fu quella del 1998. Ebbene quel festival del Comune di Frosinone godeva del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento Spettacolo, dell’Assessorato Spettacolo della Regione Lazio, della Cineteca di Bologna dell’Anica. “Comicittà” era negli anni Novanta il parallelo nel Cinema, forse anche più attraente, di quel che erano state le stagioni dell’Associazione Musicale Operaia Frusinate negli anni Settanta e primi Ottanta nella musica. Cioè dei veicoli di affermazione di questi territori, in campo culturale, oltre i confini locali. Non averci creduto è stata una colpa gravissima che va addebitata agli amministratori dell’epoca ma non solo a loro. Va addebitata a tutto l’ambiente che non è stato capace di guardare oltre la punta del proprio naso o, per la precisione, oltre i confini della provincia.

L’errore di non sedimentare certe iniziative con organizzazioni stabili sul territorio si paga sempre e la parcellizzazione dei finanziamenti, per accontentare più micro-realtà possibili è passato dai famigerati finanziamenti a pioggia della politica a quelli, simili, delle banche. Benemerite, perché senza gli istituti di credito questo territorio sarebbe un deserto. Un atteggiamento anche filantropico che naturalmente e giustamente risponde alle esigenze del privato. “Normalmente” anche questa stagione terminerà se quei privati dovessero non avere più il loro sacrosanto interesse a renderla viva.

E’ tempo di imparare dagli errori commessi 

E’ il tempo, insomma, di apprendere dagli errori commessi e al fianco della “rete” o, come si diceva, alla “sinergia” per lo sviluppo del territorio assuma una parte protagonista anche la fase culturale perché non recita un ruolo subalterno tra i motori di sviluppo.

Questa è la terra che ha dimenticato di utilizzare il centenario della nascita del Fotodinamismo futurista (corrente rivoluzionaria dell’immagine nata a Frosinone) come un volano di rilancio culturale. E’ la terra che ignora le germinazioni iperpoetiche del frusinate Giovanni Fontana che trova nell’altrove estero la sua adozione. Dimentica, anzi ignora di avere lo scenografo Luigi Marchione tra i suoi figli, uno che sulla libreria a prender polvere ha un Davide di Donatello, un Nastro d’Argento e un’altra decina di premi. Come pure i fratelli Fabio Massimo e Mario Iaquone, andate a vedere chi sono. Neanche una letterina d’invito a Max o a Hannah Minghella, i figli di Anthony (nove Oscar per Il Paziente inglese), il primo uno star di Hollywood la seconda presidente di produzione della Columbia Pictures (!). Se li vogliamo elencare, questi “normali lavoratori” ciociari contemporanei che potrebbero dare una mano seria al territorio ci vuole tempo. Quelli del passato recente sono un centinaio. Ma qui siamo stati capaci di ignorare anche uno come Giustino Ferri, il primo critico cinematografico della storia. Neanche un premio giornalistico intitolato a lui e i giornalisti, si sa, servono eccome a rilanciare i territori.

Tutto normale.