L’Italia ha ottenuto un grande risultato: ha presentato la candidatura della Transumanza per il riconoscimento nel patrimonio culturale immateriale dell’Unesco e ha vinto. La Ciociaria ha ottenuto oggi un altrettanto grande risultato, perché in quel progetto, compare anche la provincia di Frosinone. Sapete perché? Perché l’architetto ceccanese, Luigi Compagnoni, già candidato a sindaco nelle ultime elezioni, attraverso una piccolissima associazione, la “Ars est Vita” di Ceccano, appunto, ha partecipato tra gli enti proponenti la candidatura. Gli alti, oltre al Ministero (il MIPAAF) sono enti e organizzazioni di un certo calibro. La provincia di Frosinone, insomma, vede i suoi tratturi inseriti nel patrimonio dell’Unesco grazie alla sola volontà e visione di Luigi Compagnoni. Non si può che essergli grati e riconoscergli un enorme merito. L’Italia è capofila del progetto al quale hanno partecipato anche Grecia e Austria. Si tratta, dunque, di pensare in grande per poter mettere a frutto l’appartenenza al patrimonio storico e culturale di cui sopra. Non basterà, ora, la capacità di Compagnoni, ci vuole un territorio intero, guidato dai suoi rappresentanti istituzionali, che si mette in moto per rendere efficace l’effige prestigiosa di cui anche il territorio ciociaro si è fregiato che, di per sè, è appunto “immateriale”. Può diventare “materiale” però, e molto. Speriamo che non venga sprecata anche questa occasione.

La Storia

L’iter per la valutazione sulla proposta partita dal ministero e dal Molise ed alla quale si sono unite Austria e Grecia è stato avviato a Parigi il 27 marzo del 2018. Dalle valli dell’Alto Adige al Tavoliere ed alla Sardegna, una ricchezza tenuta in piedi da 60 mila allevamenti che finalmente ha trovato riconoscimento internazionale per la sua tradizione che lega comunità e territorio La Transumanza, antichissima pratica di allevamento preservata dalle comunità dei territori rurali, è stata candidata a diventare patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco. La richiesta è stata presentata ufficialmente dall’Italia, Paese capofila della proposta insieme alla Grecia ed all’Austria. Il ministero delle Politiche agricole, che ha coordinato la redazione del dossier di candidatura, aveva fatto sapere che era stato formalmente avviato il processo di valutazione internazionale che avrebbe portato alla decisione da parte del Comitato di governo dell’Unesco nel novembre  scorso. Decisione arrivata invece con qualche giorno di ritardo.

“Ci riempie di orgoglio questa candidatura – disse all’epoca il vice ministro alle Politiche Agricole, Andrea Olivero – in quanto è l’unica per quest’anno del settore agricolo e valorizza una pratica che rinnova il profondo legame tra uomo, prodotto e paesaggio”. Soddisfatto della candidatura l’allora primo vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, che ricordava il ruolo di capofila dell’Italia nella difesa di una ricchezza fondata su tradizioni, cultura, sapori e conoscenze, dopo i riconoscimenti della Dieta Mediterranea, dell’arte dei pizzaiuoli napoletani e la candidatura delle Colline del Prosecco. La Transumanza, pratica di migrazione stagionale di greggi, mandrie e pastori in differenti zone climatiche lungo le vie semi-naturali dei tratturi, in Italia viene praticata ancora nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno; e quindi da Amatrice, dove si svolgeva la grande festa dei pastori transumanti e Ceccano nel Lazio (disse così perché Ceccano, tramite l’associazione di cui sopra, era tra i promotori!), da Aversa degli Abruzzi e Pescocostanzo in Abruzzo, da Frosolone in Molise al Gargano in Puglia. Al Sud le greggi si spostano in orizzontale. Ma pastori transumanti sono ancora in attività anche nell’area alpina, in particolare in Lombardia e nella Val Senales in Alto Adige dove lo spostamento avviene in verticale, col cambio di quota dell’alpeggio, a differenza di quanto avviene in genere nel Mezzogiorno. La Coldiretti definiva la candidatura “un passo importante che va accompagnato da un impegno concreto per salvare i pastori in Italia, un Paese dove ci sono 60 mila allevamenti spesso concentrati nelle aree più marginali del Paese, per un patrimonio 7,2 milioni pecore”. Soddisfazione fu espressa anche dal Centro di ricerca Biocult dell’Università del Molise che aveva appena presentato una pubblicazione sulle potenzialità socioculturali ed economiche della transumanza nell’Appennino, parlando di “valorizzazione e rivitalizzazione degli spazi dedicati, così come delle pratiche e dei prodotti che ne derivano”.