Un articolo di stampa del 6 giugno scorso a firma di Irene Mizzoni narra della nascita di un coordinamento “Isola Liri – Sora – Val Comino” di ArtUno. Un comunicato del segretario regionale di quel partito, Riccardo Agostini e del segretario provinciale Gaetano Ambrosiano, emanato il giorno seguente, smentisce che chiunque avesse avuto l’imprimatur della dirigenza del partito per la nascita di quel coordinamento.

 

Una brutta figura

Una cosa ben strana visto che è da escludere che un giornalista inventi una notizia del genere, specialmente la Mizzoni, giornalista seria che conosco molto bene sin dai primordi del suo mestiere perché iniziò a lavorare con me quando dirigevo Ciociaria Oggi. Escludendo dunque fake-news confezionate ad arte c’è da capire cosa sia accaduto. Nell’articolo si parla, infatti, di “promotori” come se un coordinamento politico e articolato nel seno di un partito possa nascere come un comitato per la festa patronale e non per emanazione diretta del medesimo partito. Infatti la dirigenza di ArtUno è stata costretta a smentire tramite stampa quel che attraverso lo stesso mezzo era stato portato a conoscenza persino dei dirigenti: una brutta figura. Insomma, i dirigenti di ArtUno scrivono che un Coordinamento della Valle del Liri sarà creato e, per essere chiari, i “promotori” non possono farlo nascere da soli.

 

Il grosso malinteso, vizio del civismo, che chiunque possa fare come gli pare

La faccenda è talmente assurda che solo un grosso malinteso può averla causata e che fosse un malinteso, parlando di un partito politico, non è che sia meno grave di una voluta fuga in avanti. Il malinteso che chiunque possa autodeterminarsi come vuole, saltando qualsiasi passaggio “liturgico” previsto dall’appartenenza a un’organizzazione, senza rispettarne le regole insomma. Lo stesso malinteso, lasciando per un attimo stare quelli di ArtUno, che potrebbe annidarsi tra coloro che sono convinti di poter decidere tranquillamente di poter stringere accordi con chi gli pare, di qualsiasi estrazione e provenienza politica si tratti, in vista delle prossime elezioni. Magari per bissare la gazzarra che ha visto appartenenti agli stessi partiti militare contestualmente in maggioranza come in opposizione a Sora. Un gravissimo malinteso figlio del civismo dilagante e troppo spesso piegato a interessi (politici s’intende) personali che ha invaso anche alcuni ambiti dei partiti.

Una deriva degenerativa soprattutto nelle fasi elettorali

Il vizietto potrebbe influenzare le stesse dirigenze di certi partiti che, pur di credersi competitive alle elezioni, sono disposte a stringere il patto col diavolo (politico, s’intende). Vale a dire che, per esempio a Sora, che è un centro grosso e importante dunque tenuto a rispettare le appartenenze, non sarebbe proprio il caso (come si sente dire) che esponenti di partiti importanti, infischiandosene della propria identità e rappresentanza, s’incontrino più o meno segretamente per stringere accordi elettorali “contronatura”. A dimostrazione che la politica vera può anche morire di “campi larghi”, una malattia grave. I partiti, infatti, lo dice la parola stessa, sono di parte. I campi larghi nei quali pascolare hanno un confine, quello della “parte” politica che si rappresenta.