E’ finita, come nelle più tradizionali sceneggiature hollywoodiane. Che ne dicessero gli inseguitori o gli inseguiti, il risultato di queste elezioni terminate al ballottaggio era scontato.

La trasformazione di M, il riferimento dello Zar che si trovava sempre in un altrove immaginario facendolo infuriare (e nella realtà chiuso nei numeri sempre più difficili dell’amministrazione economica e finanziaria pubblica) in Munazio Planco, potevo scriverla subito dopo il primo turno, quando era finita con uno scarto positivo di 500 voti sulle liste che lo sostenevano. Circa il 2% di coloro che erano entrati nelle urne aveva tracciato una croce “disgiunta” o “secca” sul nome di RC. Un risultato maggiore di quello raggiunto da certe liste, tutte intere, presenti in questa tornata. Quando è così il gradimento dell’elettorato si è già manifestato, è una legge irreversibile a scanso di miracoli. E quelli, i miracoli, si verificano assai di rado.

La battaglia per l’elezione del nuovo sindaco di Frosinone è stata durissima. Lo è stata perché in ballo c’era più della massima carica del capoluogo di provincia. C’erano forti interessi politici ed economici. Una combinazione che l’ha resa interessantissima, ricca di spunti per l’immediato futuro, anche elettorale, che morde già il collo delle dirigenze.

MUNAZIO PLANCO

Il nuovo sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli, non milita in un partito. Tecnicamente è quella che si dice una risorsa della società civile anche se, ovviamente, questa definizione non gli si attaglia per niente. Egli, Munazio, è un politico di esperienza trentennale ed è sempre stato, dopo la prima esperienza democristiana (tratto per sempre distinguibile) un uomo di centrodestra. Parlamentare all’esordio di Forza Italia era stato prima, giovanissimo, presidente della Circoscrizione Scalo. Poi è stato un sacco di altre cose e, soprattutto, negli ultimi dieci anni, ha tenuto i conti del Comune di Frosinone quale assessore alle Finanze e braccio destro dello Zar. Nonostante si conosca, dunque, da svariati lustri, in questa campagna elettorale ha palesato delle qualità che ignoravo. E’ stato sempre pacato e composto, pungente all’occorrenza, freddo quando è servito ma anche infervorato nel propugnare le sue ragioni. Mastrangeli è, in sintesi, un uomo capace di ragionamento ed eloquenza ma sa anche impugnare l’arma corta quando ritiene necessario colpire. Una sintesi che si ritrova in maniera lampante nel legato di Cesare (con il quale varcò il Rubicone) e al contempo seguace di Cicerone, grazie al quale seppe ottenere grandi onori nella carriera politica: l’atinate Lucio Munazio Planco, appunto.

FRENC

L’ha affrontata pancia a terra sin dall’inizio. Francesco De Angelis ha dismesso i panni del manager e ha indossato l’elmetto del leader di partito. Ci ha messo la faccia Frenc e ha mosso tutte le leve del sistema di potere che ha costruito in questo territorio. Ha chiesto al segretario provinciale il sacrificio di apparire men che comprimario ed ha dettato tempi, modi, linea ufficiale ed occulta, direttamente. Ha messo in campo, è vero, la lista del Pd più forte di sempre. Lo ha fatto vincendo la riottosità di alcuni cavalli di razza. Ha fatto campagna acquisti nel campo avversario nel nome di una personalissima versione del “campo largo” di Letta, varcando senza remore l’unico, labilissimo, confine indicato: il riconoscimento dei valori progressisti. Ha sfidato e sferzato il dissenso interno che su questa cosa della destra storceva il naso fino a farne un nodo. Ha sbagliato a ignorare la vera unità del centrosinistra, quella che a Frosinone non può prescindere dai Socialisti. Ha ottenuto, non senza difficoltà, il sacrificio di Memmo Marzi ad impegnarsi nella sua quarta campagna elettorale per il seggiolone che questa volta si trova dentro Palazzo Munari. Ha scomodato un esercito di dirigenti di partito e personalità, compreso il segretario nazionale, che sono arrivati in Ciociaria a dare una mano. Ha ripetuto fino alla nausea, come un mantra: “Andiamo al ballottaggio e vinciamo noi”. Non è servito. Un sistema di potere, per quanto forte, non basta a vincere le elezioni che restano legate, in gran parte, checché se ne dica, alla politica. Un’indicazione importante per De Angelis e tutto il suo partito, specialmente se è vero che il tentativo è di ottenere una rappresentanza parlamentare di questo territorio, divenuta, dopo la riduzione dei seggi, per forza dei numeri, davvero un’impresa e mantenere quella, preziosissima, alla Regione.

LO ZAR

Infatti lo Zar Nicola Ottaviani, che con questa campagna elettorale ha guadagnato sul campo i galloni di leader della coalizione di centrodestra e lo scettro di vero antagonista di De Angelis, non perde l’occasione per sferrargli subito un colpo e parla esplicitamente della vittoria di un metodo. “Con l’elezione di Riccardo Mastrangeli a sindaco del comune di Frosinone – scrive lo Zar – vince non soltanto il centrodestra, ma un diverso metodo di intendere la politica e l’amministrazione (…). Queste elezioni sono state caratterizzate da un’inutile e deleteria campagna acquisti, iniziata qualche anno fa, quando qualcuno, all’interno del PD, aveva pensato di acquisire un gruppo dell’allora maggioranza attraverso nomine (…) come se la politica ruotasse attorno agli incarichi e non ai progetti”.

Sul futuro politico di Ottaviani è normale, addirittura ovvio, discettare. Il suo ottimo rapporto col segretario del partito, la Lega, assicurato dai successi elettorali ottenuti già quando Salvini aveva scarsissime rappresentanze nelle istituzioni nel centro e sud Italia e sempre più rafforzato nel tempo, fa dedurre che per lui potrebbero aprirsi le porte del Parlamento. Non bisogna però distrarsi dalle Regionali del prossimo anno. Alcuni rappresentanti del suo partito infatti non limitano di certo le aspettative e non pongono limiti alla Provvidenza:

Questa vittoria – scrive il consigliere regionale leghista Pasquale Ciacciarelliè un avviso di sfratto alla Regione Lazio guidata da Zingaretti e dal Centrosinistra, parte politica che governa anche questa Provincia e tutti gli enti intermedi, e che, nonostante ciò, non è riuscita a vincere! Continuiamo uniti questa avventura come Centrodestra per centrare tra pochi mesi anche la presidenza della Regione Lazio.”

Così Andrea Amata, consigliere provinciale della Lega: “La vittoria di Riccardo Mastrangeli (…) esprime il rinnovamento nella continuità di un’amministrazione efficiente, che ha visto in Nicola Ottaviani una guida virtuosa e generosa nei confronti della collettività. Il metodo di selezione attraverso primarie, che in questo caso come nel precedente ha consentito di individuare due candidati di eccellenza, eleva Frosinone a potenziale modello da seguire anche nelle altre sfide. In prossimità delle elezioni regionali, occorre non generare ritardi nella scelta del candidato presidente e affidarsi alla mobilitazione del proprio popolo a cui demandare la scelta”.

Neanche una parola per lo Zar, invece, dal presidente del Gruppo Provinciale Lega, il consigliere Gianluca Quadrini, il quale dedica solo a Mastrangeli la sua nota:

(…) “Noi della lega abbiamo sostenuto con grande determinazione l’amico Mastrangeli perché uomo di centro–destra,  al quale ribadisco la mia grande stima. Frosinone meritava di avere una guida come lui. (…)”.

IL PD

Siamo stati pienamente in partita, sia al primo turno che al ballottaggio dove abbiamo recuperato oltre 5 punti percentuali, in una competizione elettorale proibitiva. Lo abbiamo fatto unendo, ricostruendo, grazie all’autorevolezza della candidatura di Marzi e ad una coalizione larga e competitiva. Eravamo perfettamente consapevoli delle difficoltà, ma registriamo un deciso passo in avanti rispetto alle ultime amministrative di Frosinone. Il mio grazie più sentito va a Memmo Marzi, candidato competitivo e persona perbene”.

Queste parole le scrive il segretario provinciale del Pd, Luca Fantini. Mi sono congratulato con lui per aver detto qualcosa di simile nelle interviste a caldo, subito dopo lo spoglio. Non è certo facile venirne fuori in qualche modo, il compito di un dirigente di partito è spesso ingrato e lui lo ha interpretato bene. Nessuno chiede di fare autocritica in pubblico. E’ salutare però che, nelle sedi opportune, si dica la verità a sé stessi.

La vice segretaria regionale nonché consigliera regionale Sara Battisti, che non si è certo risparmiata in questa campagna, ha dichiarato: “Tre mesi fa nessuno avrebbe mai pensato che saremmo arrivati a giocarci questa partita al ballottaggio: eravamo in una situazione di grande difficoltà, con il Partito Democratico diviso e la coalizione da ricostruire. Abbiamo fatto un lavoro straordinario che, oltre ad aver riunito intorno ad un progetto politico di rilancio della città le forze di centro sinistra e quelle civiche, ha consentito al Partito Democratico di essere il primo partito della città. Proprio da questi elementi ripartiamo con entusiasmo per avviare da subito un’opposizione costruttiva”.

Un’impostazione di massima certamente valida ma il centrosinistra sarà unito quando il solo altro partito di area starà nella coalizione. Senza il Psi è davvero una forzatura parlare di unità del centrosinistra a Frosinone. Il “campo slargato” a me non ha mai convinto e non ne ho mai fatto mistero. Per quello che mi riguarda, almeno nelle premesse ideali, le proposte politiche devono essere chiare. Solo così, anche nella sconfitta, si pongono le basi per una ricostruzione (vale anche per il centrodestra, sia chiaro). Vero che il Pd è risultato il primo partito e giusti i ringraziamenti a Marzi, tutto il resto sarà meglio che resti storia.

IL PSI

Ha rifiutato fin dall’inizio il “campo slargato” alle provenienze da destra. Il segretario regionale Gianfranco Schietroma ha candidato a sindaco il giovane e preparatissimo vice segretario nazionale del PSI, Vincenzo Iacovissi il quale, sostenuto da una sola lista, è arrivato terzo nella competizione ottenendo il 6% dei consensi, migliorando il risultato delle ultime elezioni e ponendo le basi per il rilancio del partito. C’è altro da dire? Non credo.

MEMMO

“Voglio rivolgere un caloroso ringraziamento ai tantissimi cittadini che hanno premiato la nostra proposta. È stata una bellissima esperienza, che mi ha messo in contatto con tanti giovani interessati all’amministrazione della città. Dobbiamo puntare su di loro per costruire tempestivamente una ipotesi nuova. Le grandi difficoltà di questa tornata elettorale erano ben conosciute, per questo ritengo che il percorso sia stato assolutamente proficuo. Grazie a chi ci ha sostenuto e a chi ha speso straordinarie energie credendo nel nostro progetto”.

Questa la dichiarazione di Marzi nel dopo voto. La faccenda dei giovani ha tempestato la sua mente sin dal giorno della candidatura. Addirittura, per la questione dell’età, aveva dichiarato che la sua candidatura era una “anomalia politica”. Marzi è così, prendere o lasciare.

I FRATELLONI

Per concludere, una parentesi la meritano i Fratelli d’Italia del senatore Massimo Ruspandini. Hanno ottenuto un ottimo risultato (secondi nella coalizione del centrodestra e quattro consiglieri eletti). Erano stati per diverso tempo chiacchierati per il presunto dialogo con il candidato di centrosinistra della prima ora, Mauro Vicano (la cui vicenda elettorale merita un capitolo a parte). Lo sono stati anche quando, abbracciato il candidato Mastrangeli, e rendendosi parte attiva nella campagna elettorale di centrodestra il loro segretario cittadino, ex vice sindaco e assessore dello Zar, è risultato per molti poco presente durante la campagna elettorale, continuando dunque a manifestare il risentimento nei confronti dell’ex sindaco/Zar. In campagna elettorale certe cose non dovrebbero accadere. C’è una legge: prima si vince e poi si discute. Forse Fabio Tagliaferri non ha ben compreso il suo ruolo. Spesso è un lavoro oscuro e senza sbavature.