Domani sera Mauro Buschini presenterà il regolamento per le Primarie a Cassino. La candidatura di Marino Fardelli, com’era ovvio visto l’andazzo, è stata rigettata.

Come andranno a finire le elezioni comunali di Cassino ovviamente non è possibile dirlo ora. Chi vincerà o perderà si saprà solo dopo lo spoglio delle schede. Quello che è oggettivamente possibile fare oggi, mentre si assiste alla costruzione dei ranghi per affrontare quelle elezioni, è che il Pd cassinate, ancora una volta, ce la mette tutta per perdere. Mentre il dilaniato centrodestra che ha mandato a casa la sua amministrazione, pur con le mollette al naso anche doppie e triple, cerca di ritrovare una quadra per presentarsi con qualche possibilità dopo il naufragio del governo uscente, il centrosinistra trova ogni scusa per dividersi, con l’enorme responsabilità di chi dovrebbe guidare un processo di aggregazione: il partito più rappresentativo. Le reazioni  insofferenti dei protagonisti di fronte a qualsiasi confronto e ai tentativi di rinnovarsi,  sono la prova evidente di quanto la dirigenza Pd  cassinate sia autoreferenziale, di quanto, ognuno per suo conto,  punti solo alla propria autoperpetuazione, senza alcun legame con la realtà mutata della situazione politica e del “sentire” della gente.
Più di un quarto di secolo dopo il flop elettorale rimasto nella storia d’Italia tra i più clamorosi, quello di Occhetto gelato mentre cantava vittoria anzitempo con la sua «gioiosa macchina da guerra», a Cassino la sindrome è rimasta e dopo il flop che ha favorito D’Alessandro alle scorse elezioni a causa della divisione fino all’odio tra le anime del Pd, finiscono per recitare come una rievocazione storica e aprono sempre le porte, non al berlusconismo come fu per Occhetto, ma all’abbruzzesismo.  La sicumera dei maggiorenti del Pd provinciale e regionale di imporsi non in nome di un progetto innovativo, ma invocando l’«unità delle sinistre contro le destre» è uno spettrale presagio di quanto accade ormai a ripetizione da molto tempo (tranne che per le regionali dello scorso anno ma… con l’anatra claudicante).

Allo stato attuale il segretario regionale Astorre (un nome da cavaliere medievale) non ha potuto fare altro, visibilmente colpito dall’ingovernabilità della situazione, che dire: o votate Fardelli o si va alle primarie. Riconoscendo implicitamente di non essere stato in grado di portare a compimento la linea del segretario nazionale Zingaretti, quella dell’unità e soprattutto dell’apertura, infrangendosi miseramente contro il muro dei personalismi. Orbene Fardelli, segretario di circolo, dimissionario poi non più dimissionario pare, si dice, boh, raccoglie il favore di pochissimi e Petrarcone che a sua volta (prima autocandidato, poi ritirato, poi ricandidato e ora boh) prima aveva raccolto il favore di pochissimi e Fardelli. Tutti, tranne la Grieco, Fontana e poi non è ben chiaro se è ancora così, vogliono invece sostenere l’ex braccio destro di Petrarcone: Salera. Lo vogliono i socialisti, lo vogliono gli altri di sinistra, lo vuole buona parte del Pd e lo vuole ora anche buona parte di quelli che prima stavano con Petrarcone. C’è qualcuno sobrio che possa spiegare perché a Cassino si devono celebrare le primaria, cioè quelle elezioni che notoriamente nel Pd significano quasi sistematicamente sconfitta alle elezioni? E c’è qualcuno in grado di spiegare perché la dirigenza provinciale a trazione De Angelis, colui al quale è stata appuntata sul petto come una medaglia la percentuale bulgara con la quale è stato sostenuto Zingaretti alle primarie per la segreteria, ora non è in grado di garantire, con lo stesso successo, l’attuazione delle politiche di Zingaretti sul medesimo territorio? A quella dirigenza sarebbe consigliabile un’azione più decisa, perché se è vero che conta nel partito il caos di Cassino non può che essere anche una sua responsabilità ed è una di quelle circostanze sulle quali facilmente si possono accendere sospetti.