Il coro dei pochi altri clienti del bar è quasi unanime. Il Frosinone gioca a Torino, contro il Torino. La partita nel primo tempo è stata umiliante nonostante i giallazzurri perdessero solo uno a zero. Il coro, dunque, è una lagna continua, una disapprovazione perpetua. Solo uno non dice niente. E’ seduto più avanti di tutti e guarda fisso il teleschermo, non toglie lo sguardo neanche un attimo. E’ minuscolo, indossa un cappello azzurro con la striscia gialla, ha un’età indefinibile. Forse è finto. Si scuote solo impercettibilmente quando il Frosinone accorcia le distanze dopo aver subito, in apertura del secondo tempo, il 2 a 0. Solo sei minuti dopo, mentre il coro dei clienti è diventato molto più acceso e si riempie d’incitazioni, speranze quasi preghiere, avviene il miracolo: un’azione di rimessa, Campbell s’inventa una palla col contagiri per la testa di Ciano. Sirigu va per farfalle. E’ un gol bellissimo ed è il pareggio! L’uomo fisso esulta a modo suo, non muove d’un millimetro il capo, lo sguardo sempre incollato allo schermo, dice qualcosa, emette un suono che dev’essere un’esultanza. In effetti le spalle ora sono un po’ più in alto, spalle più felici. I commenti ora sono a metà tra la gioia e la paura. Mancano una ventina di minuti alla fine e tornare da Torino con un punto sarebbe un gran risultato. Bisogna tenere, occorre capitalizzare, serve che il tecnico faccia qualcosa, dicono. Il tecnico, però, non fa niente. In mezzo al campo, dicono, c’è Halfredsson che non ce la fa più. In effetti a un certo punto tenta di inseguire un attaccante del Toro ma quello gli prende nove metri su dieci in mezzo secondo. L’uomo immobile alza un braccio in segno d’imprecazione, Sportiello fa un miracolo. Il Frosinone è spavaldo, sembra che abbia l’intenzione addirittura di vincere ma è solo un’intenzione mentre gli avversari si fanno pericolosi altre due volte. La terza volta infilano il terzo gol. Le spalle dell’uomo immobile tornano a segnare tristezza, il coro è tutto una bestemmia, gli epiteti all’indirizzo del tecnico che ora fa due sostituzioni quando i buoi sono scappati dalla stalla sono irriferibili. Il Toro ha occasione per incrementare il bottino e il Frosinone all’87esimo può pareggiare: tre attaccanti contro due difensori davanti al portiere di casa ma… il tiro in porta è una fetecchia. Il coro si guadagna l’inferno, il tecnico va mille volte all’inferno, i tre fischi finali dicono che abbiamo perso l’ennesima volta. Lo sguardo dell’omino immobile ora è fisso sul pavimento.