Ventinove anni fa, all’improvviso, morì Daniele Paris. Che fu un musicista molto importante ormai lo sanno solo gli appassionati e i dotti del settore. Del resto se chiedi a un sedicenne di oggi chi era Ringo Starr ti risponde: è un biscotto incrociato con un preparato per fare il brodo. Comunque, se per l’Italia della musica colta il maestro Paris è uno con un posto d’onore per Frosinone e la Ciociaria deve averlo nell’Olimpo. Paris è stato colui il quale ha saputo catalizzare le energie necessarie a che la provincia di Frosinone vivesse una stagione importante, quasi un ventennio di concerti e la nascita del conservatorio di musica. Io sostengo che quelle visioni catalizzarono, contemporaneamente, anche le energie necessarie a far nascere l’Accademia delle Belle Arti, più o meno coeva del Conservatorio. Dunque un’autentica rivoluzione culturale per l’asfittica provincia che i libri di scuola, nonostante fosse in atto già da tempo un’enorme colonizzazione industriale, continuavano a definire “agricola e pastorale”. Senza aggiungere altro. Tanto altro, invece, c’era. Quella economia “sostanzialmente agricola e pastorale” era anche un’antichissima sapienza unita a un patrimonio culturale fertile e Paris, come alcuni suoi amici, lo conoscevano bene. Si deve a lui, insomma, tornato nella sua Frosinone alla fine degli anni Sessanta, dopo i decenni nei quali aveva costruito una notevole fama in mezzo mondo, se l’establishment locale ebbe il coraggio di affrancarsi da certi pregiudizi e di osare in campi decisamente impervi come quelli dell’alta istruzione musicale e artistica. Senza indugiare in descrizioni pleonastiche voglio anticipare, affinché non accada di dimenticarsene, che il 16 agosto del 2019, esattamente tra un anno, sarà il trentennale della sua scomparsa. Inoltre nella primavera del prossimo anno, esattamente il 29 aprile 2019, sarà il cinquantenario della nascita dell’Associazione Musicale Operaia Frusinate. Era l’associazione culturale che diede inizio a tutto e che, nel suo statuto, aveva tra gli scopi la fondazione di un conservatorio di musica a Frosinone. Obiettivo raggiunto. Quel giorno davanti al notaio Seraschi c’erano i soci fondatori: Daniele Paris (che ne diventò il direttore artistico), mio padre Alberto Facci (che ne diventò il presidente e che, così, per dire, tributò le trecentomila lire occorrenti all’avvio dei lavori e poi continuò a sostenere l’associazione per dodici anni, fino alla sua malattia), Daniele Maione (vice presidente), Amleto Paris, Mario Cesari, Angelo Menichini, Gustavo Grande, Angelo Compagnoni, Giuseppe Calenda, Antonio Iadanza, Angela Paniccia in Pietrobono, Rachelina Aiello in Marzi, Mario Brighindi, Viviano Di Sora, Ennio Freschini, Giovanni Varrasi, Giancarlo Riccardi, Mario Marchetti, Antonio Martini e un giovanissimo Alfredo Pallone. La storia del Conservatorio di Frosinone iniziò quel giorno. Senza quelle persone non ci sarebbero oggi tanti ottimi musicisti in giro sfornati dal “Licinio Refice” e, per esempio, non ci sarebbe il Festival dei Conservatori dell’amministrazione Ottaviani.

C’è un anno di tempo, dunque, per programmare, preparare e realizzare, una degna commemorazione per Paris e una “notevole” ricorrenza della nascita dell’AMOF. Lo spirito dissacrante di quei personaggi forse non lo vorrebbe o, comunque, sarebbe scettico rispetto all’importanza di certe scadenze. Io sarei d’accordo con loro se non fosse che esse costituiscono un’occasione di rilancio, magari di recupero di un po’ dell’energia e della capacità di visione di quei tempi. Lo Zar, e non solo lui, per favore se ne ricordino.